Fa “ascoltare” la musica a chi non può sentire, con la lingua dei segni “Così abbatto il silenzio”

Chiara Sideri ha interpretato un brano al concerto di Ermal Meta. «Da bimba ero l’orecchio dei miei genitori sordi, ora mi batto per tutti».

GRADO. Ci sono muri che si possono abbattere. Se lo si vuole. Ostacoli che sembrano invalicabili, ma non lo sono. Se si ha il coraggio di crederci, se il superarli diventa il proprio obiettivo. Se alla base c’è il cuore. Quell’amore che ti porta a sfidare il silenzio con la musica. E a farla ascoltare con gli occhi e le mani. La lingua dei segni Chiara Sideri, 25 anni, l’ha imparato da bambina. Lei, diventata presto voce e orecchio della mamma Francesca e del papà Giancarlo entrambi affetti da una grave sordità. Il legame con il mondo esterno, quello rumoroso, veloce, che non ha tempo di aspettare né di capire, spesso indifferente a chi non ha udito né parola. Chiara, romana d’origine, cervignanese d’adozione da quando un anno e mezzo fa si è trasferita con il compagno Davide in Friuli dove entrambi lavorano come infermieri di emergenza alla Sogit di Grado, non lo accetta. «Perché le persone sorde hanno gli stessi diritti di tutti, non sono cittadini di serie B e io mi batto per questo» dice. Chiara fonda nella capitale l’associazione Dilis onlus, con l’obiettivo di diffondere la lingua dei segni italiana e integrare la persone sorde in sanità, studia, si perfeziona. E poi decide di scegliere come mezzo per diffondere il suo messaggio la musica, passione che la accomuna alla madre. «Perché non permettere alle persone sorde di ascoltare un concerto?» si chiede. Perché non interpretare una canzone con la lingua dei segni?» aggiunge. Non c’è barriera che esista, Chiara lo sa. E così, alcune settimane fa decide di scrivere al Ermal Meta in vista del concerto a villa Manin di lunedì 23 luglio. «Ho inviato un mail quasi per gioco raccontando quello che fa l’associazione – spiega – e poi, ammetto, sono una grande fan di Ermal. Per questo quando mi hanno risposto che era fattibile e che mi sarei esibita con lui sul palco per me è stata una felicità unica» .Finché arriva la data. Davanti a lei ci sono tremila persone. Ermal la presenta. E intona “Piccola Anima”. Chiara sale sul palco e la interpreta con la lingua dei segni. È un’emozione forte e potente quella che arriva. “Non so nemmeno dove e perché hai perso le parole. Ma se tu vai via, porti i miei occhi con te” recita il brano. Chiara con le mani e con gli occhi racconta la sua storia e il messaggio arriva chiaro: i muri si abbattono se c’è la volontà, se c’è amore. «È la prima volta che a un concerto live c’è questa possibilità per le persone sorde, è stato un momento speciale di condivisione e accessibilità e sono fiera che sia avvenuto nella mia regione d’adozione» spiega. A Roma l’associazione ha avviato una collaborazione con l’Università Tor Vergata dove, dal 2014, viene promosso un corso universitario di lingua dei segni nella laurea di infermieristica. Il sogno? «Avviarlo anche in Friuli. Stiamo già collaborando con l’Università di Udine e a breve con l’ordine delle professioni infermieristiche». «E poi ce ne sarebbe un altro – aggiunge -. Dare la possibilità alle persone sorde di ascoltare tutti i concerti». Ecco, così si abbatte il silenzio con la musica.

di Viviana Zamarian

Fonte: Messaggero Veneto del 26-07-2018