«La mia sfida alla sordità»

La terra rossa del campo di tennis si solleva ad ogni suo movimento. La sua racchetta colpisce la pallina con una forza dirompente che genera un rumore forte al quale si unisce il riverbero della sua voce che riecheggia nel palazzetto dello sport di Ferrara. Quel rumore è decisivo. Determina la velocità e la potenza del colpo, indirizza la direzione e prepara alla ricezione. Non è immediato collegare il tennis al senso dell’udito. La palla si vede. Ma la palla si deve anche “sentire”.

Giulia Bassini è un’atleta di diciotto anni con una sordità del 100% dal momento della nascita. Una disabilità che non l’ha fermata dal mettersi in gioco, sfidare e sfidarsi.  Sul campo come nella vita. «Lo sport e l’impianto cocleare mi hanno salvato la vita», dice mentre sorride. Giulia aveva solo 15 anni quando è stata convocata per i Deaflympics, le Olimpiadi per sordi, diventando la più giovane tennista della nazionale italiana dal 1957. Oggi gareggia sia con i normodotati che con gli atleti non udenti perché, spegnendo i suoi dispositivi, torna al suo totale silenzio.

In questo percorso non è mai stata sola. Ha combattuto la partita contro la sordità facendo gioco di squadra con la sua famiglia. Aveva infatti solo 18 mesi quando è stata sottoposta al primo intervento chirurgico per l’istallazione dell’impianto cocleare al suo orecchio sinistro. Un miracolo della tecnologia che permette di ripristinare la percezione uditiva in casi di sordità profonda, quei casi in cui gli apparecchi acustici non potrebbero fare nulla.

«Non potrò mai dimenticare le emozioni subito dopo il momento del collegamento dell’impianto. Ho visto Giulia con gli occhi spalancati meravigliata da quel mondo di suoni che fino a quel momento non conosceva. Quel giorno, per prima volta, ha potuto sentire la mia voce, ha potuto rispondermi mentre nominavo il suo nome», sospira la mamma, Linda Genesini, con gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione.

 

La madre della giovane atleta ricorda perfettamente quel giorno in cui, dopo uno screening acustico neonatale, le è stato detto che la sua bimba non avrebbe potuto sentire. Le ritornano in mente i discorsi che il papà di Giulia faceva al pancione, senza sapere che lì dentro i suoni non potevano arrivare. Rievoca i test, gli esami, le visite specialistiche, le paure nel sottoporre sua figlia, così piccola, ad un intervento così importante. L’affanno della scelta, il confronto con la famiglia, i dubbi: «e se non andrà come dovrebbe? Se sarà tutto inutile?». Ricorda quanto ne sapeva poco di questa tecnologia, quanto se ne sapesse poco in generale nel lontano 2001. Mentre le perplessità che crescevano, il coraggio ha prevalso. Dare a Giulia la possibilità di sentire ed essere autonoma per il resto della sua vita era un’occasione per cui valeva la pena lottare. Come il sogno di vederla sorridente sempre, come in quelle foto che mostra orgogliosa dei suoi primi mesi di vita e in quelle post-operazione, con un caschetto di bende che le avvolgevano la testa.

Crescendo poi, lo sport è diventato vitale per le altre sfide che cercava, la racchetta si è trasformata nell’estensione del suo braccio e quel campo di tennis il terreno su cui affrontare non solo la sordità ma ogni altro limite, superandolo: ora Giulia è un’atleta professionista e gareggia in terza categoria.

«Ho scelto il tennis perché è uno sport individuale e non rischio di perdere i miei dispositivi nel contatto fisico con gli avversari o con i compagni di squadra. Ho iniziato però con il nuoto perché pensavo che sott’acqua fossimo tutti uguali, udenti e non. Oggi, grazie allo sport sono più forte», dice Giulia mentre sposta i ricci capelli dietro le orecchie, entrambe incorniciate dai suoi apparecchi. «Non mi sono mai sentita una disabile, non mi sento “diversa” dagli altri. Non mi sono mai imbarazzata per le parti visibili dei miei apparecchi, anzi, sono stata sempre orgogliosa perché mi hanno permesso di vivere la mia vita così com’è».

All’età di 10 anni, dopo aver rischiato di perdere l’orecchio operato per una forte otite, ha infatti deciso di sottoporsi ad un altro intervento, installando il suo secondo impianto cocleare all’orecchio destro. Una svolta decisiva per la sua vita che le ha permesso di poter riacquistare totalmente l’udito e di risolvere i problemi di labirintite che le facevano perdere spesso l’equilibrio. In seguito si è sottoposta ad un periodo di logopedia per migliorare il linguaggio. Ha recuperato con una velocità sbalorditiva e i suoi progressi le hanno permesso di integrarsi senza problemi in ogni ambito: a scuola, nella vita sociale e nello sport.

Giulia elenca i suoi tanti successi, mostra i suoi trofei, è fiera dei suoi risultati. Su tutti ricorda l’emozione della convocazione per la Federazione sport sordi Italia, la responsabilità di giocare con la maglia dell’Italia e con la sua disabilità, sui campi del Deaflympics di Samsun in Turchia. «Sono orgogliosa di aver gareggiato con la Nazionale italiana sordi, di aver fatto conoscere agli altri la mia disabilità, di aver conosciuto gli altri atleti non udenti, di essermi confrontata con loro condividendo le stesse problematiche. Dopo le Olimpiadi del 2017 però, noi atleti non udenti non siamo stati più chiamati a partecipare agli aventi internazionali che avrebbero coinvolto la Nazionale italiana per mancanza di fondi e di sponsor. Spero che riusciremo a partecipare alle Deaflympics del prossimo anno. Gareggiare in nazionale ci fa sentire “non diversi”, più forti e ci sprona ad andare avanti. Ricevo ogni giorno i messaggi di tanti ragazzi non udenti che mi dicono che sono una fonte d’ispirazione, che mi ringraziamo per quello che faccio. Io mi meraviglio ogni volta. Sono io a dover ringraziare per il loro incoraggiamento».

La sordità è, come lei stessa la definisce, una malattia invisibile, perché a differenza delle altre non è percettibile immediatamente ma che, come tante altre, rischia di escludere dalla società. La forza di Giulia non è solo nei colpi con cui schiaccia la pallina nell’altra metà campo mentre la terra rossa sotto i suoi piedi si smuove ma è nella sua naturalezza della sua giovane età e nell’energia con cui affronta tutte le sue sfide. La straordinaria normalità della storia di Giulia è la sua più grande vittoria.

Fonte:

https://incronaca.unibo.it/archivio/2020/02/18/la-mia-sfida-alla-sordita