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Oggi è la Giornata internazionale della lingua dei segni: nel mondo ce ne sono circa 300 diverse
Corriere della Sera del 23/09/2022
Celebrata per la prima volta nel 2018, coincide con la fondazione della Federazione mondiale dei sordi del 1951.
Il 23 settembre in tutto il mondo si celebra la Giornata internazionale della lingua dei segni. Proposta dalla Federazione mondiale dei Sordi (WFD), è stata celebrata per la prima volta nel 2018. La data non è un caso: era proprio il 23 settembre del 1951 quando la Federazione faceva il suo debutto nella tutela dei diritti delle persone non udenti. L’obiettivo è quello di promuovere politiche e pratiche che siano inclusive e votate ad aumentare la consapevolezza sulle esigenze delle persone sorde.
Si stima che nel mondo le persone sorde siano oltre 70mila e più dell’80% vive in Paesi in via di sviluppo. A differenza di quanto si potrebbe pensare, non esiste una sola lingua dei segni. Sono infatti oltre 300 Inoltre, non si tratta di semplici traduzioni in modalità gestuale del linguaggio verbale, ma lingue naturali a tutti gli effetti, strutturalmente distinte da quelle parlate. E sono anche per occasioni distinte: quella utilizzata negli incontri internazionali e quella usata in modo informale quando viaggiano e socializzano. Quest’ultima è una forma funzionale e semplificata provvista di un lessico limitato.
In Italia abbiamo la LIS, la lingua dei segni italiana, chiamata fino a metà del ‘900 “mimica”, “gesto” e “linguaggio mimico gestuale”, e deve il suo nome ai ricercatori dell’Istituto di psicologia del Cnr di Roma. Sono stati loro che nel 1981 hanno elaborato una descrizione linguistica: è stata definita “lingua a iconicità produttiva”, perché capace di esprimere con grande efficacia immagini e concetti visivi difficili da tradurre in parole. La LIS è strutturata in unità minime dette cheremi, la cui combinazione dà vita ai segni. I cheremi o parametri formazionali, individuati per la prima volta dall’americano William Stokoe nel 1960, riguardano: il luogo dove viene eseguito il segno; la configurazione, quindi la forma che le mani assumono nell’eseguirlo; l’orientamento del palmo e delle dita della mano rispetto al segnante e il movimento della mano nell’eseguire il medesimo segno. Ma non è finita. Per il senso finale bisogna sommare l’espressione facciale, l’articolazione della bocca e lo sguardo. Un segno, poi, può essere più o meno marcato in base alla velocità di esecuzione e all’ampiezza del gesto che si compie per realizzarlo.
di Chiara Barison