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Brazzo: Il rap oltre le parole La lingua dei segni
Il Resto del Carlino del 26/11/2022
MILANO. «Mi chiamo Francesco, in arte Brazzo, sono sordo e nella vita faccio rap». In una frase, lo specchio di una vita in salita. La fatica di imparare a cantare senza poter ascoltare nulla se non «le vibrazioni delle casse», gli anni della logopedia e la voglia di mettere in versi la realtà, le battaglie per il riconoscimento della lingua dei segni e la denuncia sociale. Brazzo nasce a Taranto in una famiglia sorda da tre generazioni e si trasferisce a Milano nel 2008. «Già da bambino desideravo cantare – racconta – solo che mi sentivo imbarazzato per il fatto che un sordo potesse cantare. Ho iniziato a parlare a cinque anni, all’inizio non parlavo molto bene e ho affrontato un lungo percorso di logopedia. Poi a trent’anni avevo questo desiderio lasciato nel cassetto e ho deciso di lanciarmi». Dopo centinaia di lezioni, ha imparato a cantare nel 2016. Quando si esibisce è sempre accompagnato da un’amica che gli fa da metronomo e da qualche anno ha un impianto cocleare che, insieme alle vibrazioni delle casse, lo aiuta a «percepire la musica» e tenere il tempo. Quando rappa – e rappa bene – lo fa anche attraverso la lingua dei segni. «Sono bilingue, posso segnare e parlare allo stesso tempo», spiega. Nel 2020 ha partecipato a Italia’s Got Talent e, scherzando, il giudice Frank Matano ha detto che è «il primo rapper che quando gesticola dice qualcosa di concreto». L’idea, dice Brazzo, è «rendere accessibile la musica, perché io vedo tanti udenti che la ascoltano in modo spensierato, ma anche i sordi ne hanno bisogno. E a loro quell’emozione può arrivare solo attraverso le espressioni e la lingua dei segni». Nel suo primo video musicale, nel 2017, Brazzo ha denunciato le difficoltà e i disagi sociali che le persone sordomute, oraliste e sorde impiantate devono affrontare ogni giorno in Italia. Ci sono voluti diversi decenni prima che, nel 2021, la lingua dei segni e la lingua italiana dei segni (LIS) venissero riconosciute dalla legge. «Ancora oggi – denuncia – la LIS non è conosciuta. Negli uffici pubblici, nelle poste, nelle banche e persino negli ospedali non ci sono interpreti». Uno studio dell’Università Ca Foscari ha rilevato come in Italia i contenuti tradotti in lingua dei segni abbiano «una scarsa diffusione e visibilità. Le istituzioni, infatti, spesso non dispongono di un interprete LIS durante i loro eventi, e nei canali televisivi questa figura è apprezzabile per pochi minuti in alcuni notiziari, che nell’anno corrente sono saliti a cinque, tutti forniti dall’azienda Rai». Questi problemi riguardano una grossa fetta della popolazione italiana. Secondo i dati dell’Istat, sette milioni di italiani soffrono di ipoacusia – quando non si sentono bene i suoni o non si capiscono bene le parole – e più di un milione hanno gravi problemi di sordità. Tra questi, ci sono 70mila sordomuti o sordi prelinguali. La maggioranza di loro si esprime quasi esclusivamente con la lingua dei segni. La situazione è critica quando si entra in ambito sanitario. L’Associazione emergenza sordi ha calcolato che durante la pandemia legata al Covid-19, quasi 45mila sordi avevano grosse difficoltà a parlare con il proprio medico perché la mascherina impediva loro di leggere il labiale. La mancanza di accessibilità alle informazioni durante il lockdown ha acuito il senso di isolamento dei sordi. Ma la discriminazione si espande anche al mondo della musica stessa: «Sarebbe bello che i concerti fossero tradotti in LIS, sarebbero più inclusivi. Negli Stati Uniti e in molti Paesi lo sono, in Italia invece non succede quasi mai», spiega il rapper. «Ho chiesto a tanti artisti, tra cui Jovanotti, di potermi esibire prima o durante i concerti per sensibilizzare il pubblico verso i problemi della nostra comunità. Ma nessuno ha accettato e molti non hanno neanche risposto». Questo, comunque, non ha certo demotivato Brazzo. «Ho in mente di fare un album in cui certo, parlo di sordità, ma anche di amore, della nostra società e dei problemi di tutti. Scrivo in base a quello che sento, quello che provo». Recentemente, ha pubblicato il singolo “A noi va bene così” insieme a Marianna Combi, una cantante che da anni interpreta le sue canzoni e quelle degli artisti famosi anche in LIS. Attraverso i suoi canali, Brazzo canta la volontà della comunità sorda di esprimersi. Anche e soprattutto in un mondo, come la musica, dove in apparenza i sordi sono esclusi per definizione. L’inclusione e l’accettazione delle unicità passano sempre per la cultura, prima di arrivare alle leggi. Il messaggio è semplice. E il rapper lo dice chiaramente nel suo brano più famoso, “Sono sordo mica scemo”: «Siamo della nuova generazione, pretendiamo meno emarginazione, vogliamo più integrazione, diciamo no alla discriminazione. In fondo siamo tutti esseri umani».
di Arnaldo Liguori