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Chiara Bucello
Non linkerò nemmeno l’articolo perché non merita visibilità. Non ci sarà alcun commento sotto, perché rispondere a ignoranza e provocazioni è solo una perdita di tempo.
Mi riferisco a un articolo pubblicato di recente che attacca ancora una volta l’impianto cocleare, parlando di “contro natura”, con toni pieni di pregiudizi. E a scriverlo, ancora più grave, sono anche persone sorde.
Forse ha dato fastidio la notizia che finalmente se ne parla, che si fa rumore su interventi che possono cambiare la vita, come quello avvenuto a Parma: un raro intervento che ha permesso a un bambino di due anni di sentire la voce della sua mamma e del suo papà per la prima volta. L’equipe ha posizionato una placca minuscola, con 21 elettrodi, direttamente sul nucleo cocleare. Una cosa pazzesca, e umanamente emozionante. Meno male che iniziano a farsi vedere anche altri ospedali validi per questi interventi, e non sempre gli stessi. Ci sono tanti medici competenti, e questo permette a chi vive lontano di non dover affrontare lunghi viaggi.
Certo, l’impianto cocleare non è per tutti, e non dev’essere un obbligo. Ma nemmeno dev’essere demonizzato. Forse chi non lo conosce, chi non lo ha mai vissuto, ha paura. Paura di un futuro che cambia, di una tecnologia che avanza, di una visione più inclusiva e aperta. Ma questa guerra continua tra “sentire” e “lingua dei segni”, tra “naturale” e “artificiale”, tra “identità sorda” e “impianto cocleare”… è sterile. Sono due cose diverse. Possono convivere. E se convivono, tanto meglio!
Una volta, quando i social non esistevano, ci si affidava solo ai medici. E bastava quello.
Oggi, per fortuna, non è più così. C’è confronto. Ci sono famiglie che parlano tra loro, ragazzi che condividono le proprie esperienze, storie che si incrociano e si ascoltano. E tutto questo aiuta, apre la mente, crea consapevolezza.
Alla fine, tutto si riduce a una sola cosa: la scelta personale. Come un trapianto al cuore, come qualunque intervento delicato: si valuta, si decide, si rispetta. Punto.
E tutte queste chiacchiere da ping pong continuo le lascio andare. È inutile. È stancante. È sempre la stessa solfa.
Lo sappiamo benissimo: mettere un impianto cocleare non significa diventare udenti.
Siamo e resteremo persone sorde — nel bene e nel male. Ma l’impianto cocleare ha salvato molte persone. Io stessa, con la mia esperienza personale, l’ho visto. Con i miei occhi, con le mie emozioni. E lì nessun “fonte” o “dato” potrà mai dire il contrario.
Quindi sì, continuo a lasciare andare questo ping pong, perché tanto chi vuole capire… capisce. E chi vuole solo attaccare, resterà sempre fermo sulle proprie paure. Rispettiamo le nostre scelte. Le mie. Le tue. Le sue. Con l’impianto o senza, con la lingua dei segni o con entrambe.