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Il Centro Asteria allagato: raccolta fondi
Corriere della Sera –
Milano, il Centro Asteria allagato dopo scoppio della tubatura in piazza Carrara: il quartiere si mobilita, servono 300 mila euro
Suor Elisabetta Stocchi, la direttrice: «Non ci aspettavamo tanta vicinanza, tanti volontari che ci aiutano». Le attività sono sospese da lunedì, subito è partita una raccolta fondi.
L’acqua è arrivata all’improvviso. Un getto furioso, come una vena spaccata sotto la pelle della città. La notte tra il 20 e il 21 ottobre una grossa tubatura è esplosa in piazza Francesco Carrara, proprio davanti al Centro Asteria, e nel giro di pochi minuti il cortile, la palestra, i corridoi si sono trasformati in un lago.
Dove fino al giorno prima si sentivano risate, passi di danza e accordi di chitarra, ora c’era solo il rumore sordo dell’acqua che saliva. Pavimenti sommersi, parquet gonfi, apparecchiature bruciate. L’Asteria — cuore culturale e sportivo del Municipio 5 — si è ritrovato in apnea. Non un edificio qualunque. Dal 1999 è uno dei pochi spazi milanesi capaci di tenere insieme cultura e sport, fede e comunità, ragazzi e famiglie. Un posto dove si va per ascoltare un concerto, vedere uno spettacolo, fare ginnastica o semplicemente stare insieme. Lì crescono bambini, attori, musicisti, e intere generazioni di genitori che, la sera, si fermano a guardare le prove dei figli dal vetro dell’auditorium.
Ora quell’auditorium è coperto da uno strato di fango. La palestra è impraticabile, il cortile d’ingresso devastato. Solo per asciugare gli ambienti e procedere alla bonifica serviranno circa 50 mila euro. Ma il conto reale, quando verrà fatto, potrebbe superare i 300 mila. Perché l’acqua non si è portata via solo muri e pavimenti: ha colpito il lavoro di anni, le scenografie del teatro, i giochi del doposcuola, il materiale per i laboratori e per i camp estivi, la strumentazione tecnica. Tutto quello che non entra in una perizia ma costruisce la vita di un luogo.
Da lunedì, le attività sono sospese. Le porte restano chiuse, ma il telefono squilla senza sosta: genitori, insegnanti, ex allievi, artisti, tecnici. Tutti chiedono come aiutare. Una raccolta fondi è partita subito — per riparare ciò che le assicurazioni non potranno coprire — e le prime donazioni stanno già arrivando, ma sono una briciola rispetto a ciò che serve. Eppure il sentimento, anche di fronte alla disavventura, è la riconoscenza.
«Non ci aspettavamo tanta vicinanza, tanti volontari che ci aiutano – racconta suor Elisabetta Stocchi, la direttrice, tra pompe d’acqua e secchi di plastica -. Ogni messaggio, ogni offerta, ogni parola ci dice che il lavoro fatto in questi anni ha lasciato un segno. Ripartiremo. È solo una parentesi».
E in effetti l’Asteria non è nuovo alle prove. Negli anni ha affrontato ristrutturazioni, pandemie, bollette crescenti. Sempre con la stessa tenacia silenziosa. Lo si vede anche ora: nei volontari che asciugano sedie e strumenti, nei ragazzi che chiedono quando potranno tornare a suonare, nei tecnici che smontano le luci per salvarle dal corto circuito. Milano, nel frattempo, guarda e ricorda quanto fragile può essere un presidio di comunità. Non una palestra, non un teatro, ma un pezzo di città viva che — per un guasto invisibile sotto l’asfalto — ha perso voce e respiro.
Ma l’Asteria è abituato a rinascere. Dalla scena, dal campo, dal cortile pieno di bambini. «Tornerà a farlo anche stavolta – sorride la suora – asciugando un sogno alla volta».