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Disabilità e sport nel cuore. Il miracolo di Bof, quando fare rete diventa realtà
Disabilità e sport nel cuore. Il miracolo di Bof, quando fare rete diventa realtà
Alle Ville Ponti un convegno che ha riunito associazioni, famiglie, sport e istituzioni. Il giornalista varesino corona un sogno costruito in anni di relazioni. E Giusy Versace conquista la sala con una testimonianza che diventa un inno alla vita e alla forza dello sport
Ben vengano le associazioni, le fondazioni, le istituzioni. Ben vengano statuti, protocolli, patrocini e dichiarazioni d’intenti. Ma responsabili e socialmente sostenibili non si diventa solo per Statuto, per quanto importante. Alla fine sono sempre le persone a fare la differenza dentro le organizzazioni. Quelle capaci di spendersi, unire, cucire rapporti, smussare angoli e, quando serve, mettere da parte personalismi e rivalità in nome di un bene più grande.
Nella narrazione della disabilità nell’ambito dello sport, a Varese e non solo, una di queste persone è Roberto Bof. Giornalista, comunicatore, instancabile tessitore di relazioni, ha dedicato una parte importante della propria vita al mondo della disabilità, con un’idea tanto semplice quanto difficile da mettere in pratica, unire anziché dividere.
IL MIRACOLO DI BOF
Sabato mattina, alle Ville Ponti, con “Disabilità e sport nel cuore”, Bof ha realizzato un sogno e, per certi versi, anche un piccolo miracolo. A raccontarlo era prima di tutto una sala piena, espressione di un mondo dell’associazionismo arrivato in forze insieme alle istituzioni, alla scuola, alla sanità, allo sport e alle famiglie.
Il convegno, accessibile anche attraverso sottotitoli e interprete della lingua dei segni, ha messo a confronto sport paralimpico, sanità, formazione e comunicazione ed è stato dedicato a Sandro Galleani e Mauro “Momo” Fiorentini.
Un salutare colpo di spugna su divisioni, personalismi e rivalità che troppo spesso indeboliscono anche chi lavora per raggiungere gli stessi obiettivi. Perché di mezzo c’è un bene comune, ovvero offrire alle persone con disabilità opportunità concrete, a cominciare dallo sport. E proprio dalla giornata delle Ville Ponti prende forma l’ambizione di costruire una vera mappatura del territorio, censendo le realtà della provincia di Varese e delle zone vicine che propongono attività motoria e sportiva alle persone con disabilità neuromotoria, intellettiva e relazionale o sensoriale. Associazioni e progetti di valore esistono, ma spesso non si conoscono tra loro e soprattutto non sono facilmente raggiungibili da una famiglia, una scuola o un operatore che cercano risposte.
COSTITUIRE UNA RETE
Da qui la volontà di non limitarsi al classico convegno, ma di lasciare qualcosa di concreto. Una rete, appunto. «È un sogno che si realizza grazie a una bella squadra che mi ha fatto ritrovare entusiasmo», ha spiegato Bof presentando l’appuntamento. E la squadra, alle Ville Ponti, c’era davvero.
A testimoniare la vicinanza delle istituzioni anche il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e il prefetto di Varese Salvatore Rosario Pasquariello. «Varese è campione di solidarietà e di associazionismo», ha sottolineato Fontana, ricordando la necessità di rendere lo sport sempre più aperto a tutti. Un concetto ripreso dal prefetto: «Una comunità si misura anche dalla sua capacità di non lasciare indietro nessuno», riconoscendo nello sport uno spazio in cui si affermano dignità, rispetto, solidarietà e senso di appartenenza.
Accanto a loro i consiglieri regionali Emanuele Monti e Samuele Astuti, l’assessore allo Sport del Comune di Varese Stefano Malerba, Max Laudadio, ATS Insubria, il mondo della scuola, le forze dell’ordine e tante realtà del territorio. Una partecipazione che dà la misura del lavoro di tessitura fatto attorno all’iniziativa. Non a caso Anna Deligios, segretario generale della Camera di Commercio, ha ricordato nel suo intervento come Varese sia prima nell’indice di sportività del Sole 24 Ore per lo sport paralimpico, un risultato costruito grazie a un tessuto associativo particolarmente ricco. «Questo è un dato significativo – ha sottolineato Deligios -vuol dire che Varese arriva prima di Milano e di Roma sul tema dell’inclusività sportiva».
Giusy Versace durante il suo intervento alle Ville Ponti
Ma a mettere la ciliegina sulla torta di una mattinata speciale è stata la senatrice e atleta paralimpica Giusy Versace che ha subito l’amputazione bilaterale degli arti inferiori sotto il ginocchio, dopo un incidente stradale. Anzi, “Giuseppina”, come si ostina affettuosamente a chiamarla Bof. Una testimonianza uscita dal cuore, un inno alla vita e allo sport che da solo valeva il sabato mattina trascorso alle Ville Ponti.
Alcuni messaggi, per arrivare davvero, hanno bisogno di alcuni ingredienti: credibilità, verità e bellezza. Giuseppina, quando si rivolge al pubblico, ce li mette tutti e tre. Ha ricordato che dietro uno sport apparentemente individuale c’è sempre una squadra che comprende la famiglia, l’allenatore, e tutte le persone che accompagnano un atleta.
La senatrice ha parlato senza nascondere le criticità, a cominciare dal costo delle protesi alla necessità di rendere lo sport realmente accessibile a tutti. Ma soprattutto ha lanciato un invito preciso: andare a vedere le gare paralimpiche, perché «lo sport paralimpico non si può raccontare, si deve vivere, si deve guardare».
Perché davanti alla forza e alla grinta di tanti atleti, anche con disabilità più gravi della sua, cambia la prospettiva con cui si guardano le proprie difficoltà: «Ti aiutano a tornare a casa e dire: “Ma sai che c’è? Alla fine a me non è andata poi così male”». Una lezione che suona come un invito a lottare, a reagire e a non piangersi addosso.
AL CENTRO CI SONO LE PERSONE
Poi la frase che meglio riassume il senso della giornata. Versace ha richiamato anche le associazioni alla necessità di superare le rivalità: «Serve collaborare: se fa gol uno, l’abbiamo fatto veramente tutti». E rivolgendosi direttamente a Bof gli ha riconosciuto proprio la capacità e testardaggine di «mettere insieme tante persone che diversamente nemmeno si ritroverebbero nella stessa sala».
Forse è questo il risultato più importante di “Disabilità e sport nel cuore”. Non soltanto aver parlato di inclusione, ma averla praticata. Aver messo nella stessa sala mondi diversi ricordando a tutti che il centro non sono le sigle, le cariche o le appartenenze, ma le persone.