Alzheimer, 100 milioni che non bastano: il Piano resta senza fondi e il contenzioso rette Rsa continua

Il nuovo Piano nazionale demenze resta senza finanziamenti, mentre non è chiaro come saranno utilizzati i 100 milioni stanziati in manovra. Le associazioni chiedono risorse e trasparenza, Uneba Lombardia torna sul tema del contenzioso sulle rette delle Rsa

di Nicla Panciera

Cento milioni di euro per l’Alzheimer e le altre demenze, ma nessun finanziamento per il nuovo Piano nazionale che dovrebbe migliorare diagnosi, assistenza e sostegno alle famiglie. E nessuna risposta alla questione, sempre più urgente, di chi debba sostenere i costi dell’assistenza nelle residenze sociosanitarie. Il disegno di legge di Bilancio 2027 scontenta le associazioni dei pazienti e gli enti privati che gestiscono i servizi assistenziali, che denunciano l’insufficienza delle risorse e soprattutto la mancanza di una strategia di lungo periodo.

Il 21 settembre scorso, presentando il nuovo Piano nazionale demenze, il ministro della Salute aveva annunciato una proposta di finanziamento da inserire nella manovra. Di quella proposta, però, nel testo del disegno di legge non c’è traccia. Fondazione Alzheimer Italia e Alzheimer Uniti Italia chiedono quindi al Governo di presentare un emendamento che garantisca le risorse per l’intera durata del Piano, attualmente in attesa del passaggio in Conferenza Unificata.

«Un Piano senza fondi resta un documento», osserva Katia Pinto, presidente di Fondazione Alzheimer Italia. «Il Ministro ha preso un impegno pubblico e lo sosteniamo: ora serve l’emendamento. Le persone con demenza e le loro famiglie hanno bisogno di sapere che ci saranno le risorse per trasformare gli obiettivi del Piano in interventi concreti».

Il problema non riguarda soltanto l’entità dello stanziamento, ma anche la sua destinazione. I 100 milioni previsti solo per il 2027, che la relazione tecnica riconduce alle spese socioassistenziali, in aggiunta a misure già previste, non sono infatti vincolati all’attuazione del Piano. La norma non precisa i criteri di ripartizione tra le Regioni né prevede specifici obblighi di rendicontazione. E, secondo le associazioni, non è ancora chiaro come siano stati distribuiti e utilizzati i 100 milioni già previsti per il 2026.

«Le demenze costituiscono una delle principali sfide sanitarie, sociali ed economiche che il nostro Paese è chiamato ad affrontare nei prossimi anni», sottolinea Manuela Berardinelli, presidente di Alzheimer Uniti Italia, chiedendo un finanziamento adeguato del Piano che consenta di assicurare continuità nella presa in carico. Senza risorse dedicate, avvertono le due associazioni, l’attuazione degli interventi rischia di dipendere dalle disponibilità dei singoli bilanci regionali, accentuando le disuguaglianze territoriali.

In una nota, Fondazione Alzheimer Italia e Alzheimer Uniti Italia chiedono al ministro della Salute un emendamento del Governo che finanzi il Piano Nazionale Demenze per tutta la sua durata; e al Parlamento, di sostenerlo e di stabilire nella legge di bilancio criteri di riparto e obbligo di rendicontazione per i 100 milioni del 2027, oltre a chiarire come sono stati usati quelli del 2026.

Ma la manovra lascia aperto anche un altro fronte, quello dei costi dell’assistenza residenziale. Uneba, organizzazione che rappresenta enti del settore sociosanitario e assistenziale, giudica del tutto insufficiente lo stanziamento. «La montagna partorì il topolino», è il commento di Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia, che richiama l’attenzione soprattutto sulla mancata revisione e chiarificazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), da cui dipende anche la ripartizione degli oneri tra Servizio sanitario nazionale, enti locali e famiglie. Secondo i dati riferiti da Uneba Lombardia, il contenzioso relativo alle rette delle Rsa ha superato le 3mila posizioni, tra mancati pagamenti e richieste di rimborso avanzate dagli eredi, per un valore economico complessivo superiore a 250 milioni di euro, in progressivo aumento. Una situazione che interessa un settore con circa 300mila posti letto e che, denuncia l’associazione, sta generando crescenti tensioni finanziarie. L’associazione critica anche la scelta politica di non affrontare una redistribuzione della spesa pubblica tra generazioni, attribuendo questa rinuncia alle convenienze di un anno elettorale.

Le richieste, pur da prospettive molto differenti, ma convergono su un punto: uno stanziamento una tantum, senza una chiara destinazione e senza interventi sulle regole di finanziamento dell’assistenza, non basta a rispondere a una domanda di cura destinata a crescere.

Fonte: Vita.it – LINK