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Articolo di Alessandro Gisotti sull’Osservatore Romano
«Qual è il tuo tormento?»
«Qual è il tuo tormento?». Essere capaci di rivolgere una domanda così profonda, drammatica al nostro prossimo è segno di un amore autentico, libero, attento. A pensarlo, e scriverlo, nei giorni tra i più tragici della storia europea — quelli a cavallo tra il 1941 e il 1942 — è la filosofa francese Simone Weil, le cui riflessioni non smettono di pungolarci. Oggi, come forse in ogni tempo, solo chi ama incondizionatamente può mettersi nelle membra dell’altro e osare chiedergli quale sia il suo tormento. La “distrazione di massa” che ci avvolge come una pellicola trasparente e asfissiante certo non aiuta. Eppure c’è una via, che la stessa Weil indica — tortuosa e ripidissima — per arrivare a pronunciare quella ciclopica domanda: volgere lo sguardo verso i nostri compagni di ventura su questa Terra. E attraverso quello sguardo sentirli nostri fratelli. Scomodi e perfino avversi. Ma pur sempre fratelli.
(Alessandro Gisotti)