Chi è Laura, l’interprete che traduce Zaia per le persone sorde
Il Gazzettino del 04/01/2021

BELLUNO. Una risata, alla fine, è scappata anche a lei. Perché “tradurre” il governatore del Veneto mentre dice «mancano poche ore alla fine del 2020, speriamo che se ne vada presto fora dae bae», per l’interprete di lingua dei segni italiana Laura Fedeli, non è stata proprio una passeggiata. «Luca Zaia è molto diretto – afferma la professionista che con altre colleghe, a rotazione, lo affianca nelle conferenze stampa quotidiane – e usa spesso locuzioni gergali o dialettali che cerchiamo di far comprendere al meglio allo spettatore sordo. Perché oltre al concetto, è bello trasmettere anche l’emozione delle cose che vengono dette». E così è stato per questa frase pronunciata il 30 dicembre, nell’ultimo appuntamento dell’anno con i giornalisti.

IL PERCORSO . Originaria di Piacenza, dal 2016 la 30enne vive a Tisoi di Belluno assieme al marito Francesco Santin e ai loro bimbi Tobia e Anita, di 5 e 3 anni. Mentre i sei anni prima, dopo il diploma al liceo linguistico di Fidenza, li ha trascorsi a Venezia dove ha frequentato la facoltà di lingue e scienze del linguaggio nonché il master in teoria e tecniche di traduzione e interpretazione italiano – lingua dei segni italiana. «Le lingue mi sono sempre piaciute molto e infatti in laguna ho scelto la specializzazione in inglese – ripercorre il passato Laura – ma seguendo una lezione del professore madrelingua sordo Mirko Santoro mi sono letteralmente innamorata di questa dimensione caratterizzata da un silenzio apparente che in realtà esplode in un gioioso rumore visivo». Da là, con sempre più maggior convinzione, è iniziato il percorso che l’ha portata alla laurea e poi all’approccio lavorativo con i bambini sino a giungere in Regione Veneto per affiancare il presidente Zaia.

LA CONVENZIONE. In questi mesi di emergenza pandemica, la comunicazione di Palazzo Balbi è stata incrementata con delle conferenze stampa quasi quotidiane a cui ha sempre partecipato un’interprete di lingua dei segni iscritta all’Associazione interpreti di lingua dei segni italiana (Anios), una sorta di ordine professionale che riunisce queste figure che via via, negli ultimi mesi, si vedono più spesso. «Registriamo da parte degli enti pubblici – spiega Fedeli – una maggior sensibilità per la “questione sordi”. E quindi Zaia, ma anche Giuseppe Conte e Sergio Mattarella, ad esempio, si fanno affiancare da noi. A differenza di quasi tutta Europa paghiamo ancora lo scotto, purtroppo, di non aver visto riconoscere ufficialmente la lingua dei sordi dallo Stato. Ed è un peccato perché questa fetta di popolazione avrebbe bisogno di interpreti in molti settori della vita: si pensi, ad esempio, dal medico, in tribunale, in vari uffici».

A MARGHERA. «Sotto il coordinamento di Chiara Sipione – spiega Fedeli – da novembre con alcune colleghe mi alterno al fianco di Zaia e dei suoi collaboratori. Certo lui ha grande capacità dialettica, regalando spesso qualche perla colorita di non facile traduzione. E la nostra bravura, diciamo così, sta anche in questo: non solo interpretare parola per parola ma è anche trasmettere l’emotività del momento: magari appunto la battuta di Zaia ma pure la frecciata del giornalista o il suono di un’ambulanza che per un attimo richiama l’attenzione di tutti. Da parte mia ci provo, non è facile».

di Raffaella Gabrieli