Sono Nadia Caselgrandi, pensionata, residente a Castelfranco Emilia, patria del tortellino tradizionale. Coniugata con due figli e ben tre fantastici nipoti.

Nel mio lavoro professionale mi sono occupata di attività in ambito sociale e sociosanitario, sempre con l’obiettivo di innnovare e promuovere la partecipazione attiva dei cittadini con risposte adeguate ai loro bisogni. Ho considerato sempre prioritario rispondere alle persone con maggiori difficoltà e disagio nella convinzione che una risposta giusta per  loro corrisponderebbe anche ai bisogni avanzati dalle cittadine e dai cittadine e che ne richiedono esigibilità.  Con la collega di studio abbiamo avuto l’opportunità di lavorare sia in Italia che all’estero, per pubbliche amministrazioni (Ministeri, Regioni, Comuni) e per Enti ed Associazioni.

 

 

Alla conclusione dell’ attività lavorativa ho accettato l’invito dell’allora Sindaco del mio Comune per occuparmi, come Assessore, delle tematiche relative al sociale, al sociosanitario, alle politiche della casa e del lavoro. Riconfermata dal Sindaco successivo ho aggiunto le attività istituzionali, il rapporto con la Casa di Lavoro e di Reclusione presente sul territorio ed il ruolo di vicesindaco, sino al termine del mandato amministrativo, nel 2024, quando ho deciso di ritirarmi. Un ritiro da un impegno particolarmente assorbente ma non dall’impegno sociale che continuo a mantenere partecipando all’attività di diverse associazioni di volontariato. In questo ambito ho anche accettato davvero con gratitudine la proposta del Pio Istituto di entrare a far parte dei benemeriti/e.

Un’Istituzione, il Pio Istituto, che avevo avuto modo di apprezzare anche attraverso preziose collaborazioni, costruite sul territorio, attraverso progettazioni condivise.

Al mondo dei sordi mi sono avvicinata negli anni  ’80 ,per rapporti con chi si occupava di LIS e della sua diffusione in ambito nazionale.  Anche per questo, quando ne ho avuto possibilità, ho operato per il sostegno alla diffusione LIS fra famiglie di genitori di classi con presenza di bambini sordi e poi per iniziative rivolte anche a tutta la comunità sorda, sui temi sociosanitari, della cura della persona, della prevenzione. Dando avvio a trasmissioni quindicinali, a partire dal periodo COVID, in cui specialisti dei servizi sanitari e sociali raccontano i servizi disponibili, il loro funzionamento, invitano ad una adesione consapevole per migliorare  lo stile di vita delle persone, perché ciascuno  possa padroneggiare i determinanti di salute che lo riguardano. Poi sono arrivate le mascherine per favorire la lettura labiale, proposte in tutti gli uffici pubblici del Comune e una convenzione con ENS provinciale per assicurare una traduzione in LIS, gratuita, alle persone sorde che necessitassero di dialogare con istituzioni pubbliche o con servizi privati .

Con il Pio Istituto è iniziata una collaborazione per dotare il bosco urbano più grande dell’Emilia Romagna, Bosco Albergati, di percorsi didattici, per scolaresche e per famiglie, anche con interprete LIS. Successivamente un’intervento presso il Museo archeologico pubblico dove, grazie ad un lavoro di traduzione molto curata, tutti i racconti animati che documentano le diverse età storiche della città sono anche in LIS.

Attualmente:

  • opero in un’associazione CiD, Curare il Dolore per costruire iniziative di aiuto rivolte a persone con dolore, sia cronico che psicologico e per promuovere prevenzione e possibili forme di aiuto;
  • con altri e all’interno dell’associazione AUSER ho inaugurato un ambulatorio solidale di aiuto per le persone con fragilità, far conoscere i percorsi e le opportunità, favorire il dialogo con le istituzioni sociali e sanitarie, migliorare le loro possibilità di relazione con il contesto di riferimento. Ovviamente un servizio  per tutti, italiani e di origine straniera, udenti e non.

Avere la possibilità di partecipare alla vita sociale del Pio Istituto è per me una grande opportunità, di dialogo e scambio, con altre persone con cui condividere riflessioni e progetti. Uno dei temi che mi stà a cuore è l’integrazione della comunità sorda all’interno del contesto sociale di riferimento. Una integrazione che non si limiti a favorire gli accessi ma che operi per una reale contaminazione, creando ambiti che traggano arricchimento dal portato di ciascuno, in cui tutti si ritrovino e si riconoscano. A partire dalla scuola.