I Delegati di UNEBA con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Di seguito il discorso del Presidente di UNEBA  Franco Massi:

Signor Presidente, grazie per aver concesso questo incontro con il consiglio nazionale Uneba e con i delegati alla XVII assemblea nazionale.

Siamo onorati per il privilegio che ha voluto concederci in occasione del 75° anniversario della nostra associazione. Associazione che è la più longeva e rappresentativa nel mondo sociosanitario. Oggi qui rappresentiamo anche più di 150mila persone che quotidianamente assistiamo e curiamo nei centri diurni, a domicilio e nelle nostre strutture residenziali: anziani non autosufficienti, anziani con demenza e malattia di Alzheimer, persone con disabilità, minori, donne e uomini con problemi di dipendenza e persone con ogni altra forma di fragilità.

75 anni di storia dell’assistenza in Italia. Storia di cui Uneba fa parte e documentata dalla pubblicazione, curata dal nostro presidente onorario Maurizio Giordano che ci pregiamo di donarLe. 75 anni fa nasceva l’Uneba. E come ogni anniversario l’occasione è propizia per ricordare il passato, meditare sul presente e pensare al futuro.

Nel 1950, nel pieno della ricostruzione civile, morale, sociale, istituzionale, economica e politica della nostra Repubblica, i nostri padri fondatori, con lungimiranza, intuirono la necessita di costruire un momento associativo fra le diverse realtà’ assistenziali no-profit di origine cristiana operanti nel territorio nazionale. Non posso non ricordare l’impulso dato da mons. Giovan Battista Montini della Segreteria di Stato vaticana che continuò’ a sostenere e ispirare Uneba anche da arcivescovo di Milano e da Papa Paolo VI.

Oggi abbiamo qui presente, e poi porterà la sua testimonianza la dottoressa Rosalba Canetta che da giovanissima segretaria redigeva i verbali della commissione incaricata di promuovere l’associazione Uneba. Commissione coordinata dal prof. Mario Romani dell’Università Cattolica di Milano.

Richiamo quanto scritto allora sulla cultura Uneba:

“ispirata ai principi della dottrina sociale della chiesa, ma estranea ad ogni forma di confessionalismo; attenta ai valori fondamentali della costituzione italiana e indipendente dai partiti; decisa sostenitrice dei principi di pluralismo e sussidiarietà’ ed aperta e sensibile alla collaborazione con le pubbliche amministrazioni; decisa sostenitrice delle libere iniziative assistenziali, ma nella misura in cui offrono un servizio di qualità’ alle persone”.

Oggi, purtroppo, gli enti privati senza scopo di lucro devono fare i conti con una sempre maggiore scarsità di risorse messe a disposizione da Stato, Regioni e Comuni, indispensabili per far fronte alle necessità’ di mantenimento e miglioramento dei vari servizi assistenziali.

Anche l’impegno del volontariato trova sempre minori motivazioni soprattutto nei giovani.

Ma le sfide dell’oggi e dei prossimi anni ci vedono, come sempre, impegnati a fornire alle pubbliche amministrazioni il nostro contributo. siamo consapevoli che le forme e le modalità dell’assistenza sociosanitaria sono mutate e cambieranno ancora. I temi della sostenibilità del servizio sanitario nazionale e dell’attuazione dei livelli essenziali di assistenza sono ben presenti e fan parte del dibattito politico e istituzionale. Nella quotidianità ci troviamo ad affrontare problemi reali delle persone anziane e le carenti visioni, le mancate programmazioni e le disuguaglianze regionali. La riforma del terzo settore, non ancora conclusa, suscita nei nostri enti no-profit qualche perplessità e incertezze.

Dei 14 milioni di persone anziane in Italia, 4 milioni sono non autosufficienti. E come si risponde:

– 300 mila ospitati nelle RSA

– 25 mila nei centri diurni integrati

– 1.200.000 usufruiscono dell’assistenza domiciliare, ma con prestazioni di sole 20 ore all’anno a persona. Come può un anziano non autosufficiente ricevere assistenza adeguata di 1 ora e mezza al mese?

Per accudire i nostri anziani servono:

nuovi centri diurni integrati;

maggiori risorse per potenziare l’assistenza domiciliare (l’assistenza a domicilio per 1 milione e duecento mila anziani è stata possibile grazie ai fondi del PNRR). A fine 2026 non avremo più le risorse del PNRR. Nei prossimi anni come garantiremo una efficace assistenza domiciliare ?

Oggi in Italia oltre due milioni di anziani over 80 vivono da soli! Ci si ammala anche di solitudine.

Ma nonostante le difficoltà’ e i problemi del presente l’impegno dei nostri enti nell’assistenza alle persone c’è. Impegno che coinvolge tutti i nostri operatori: medici, infermieri, educatori, fisioterapisti, ausiliari sociosanitari e addetti ai servizi generali e amministrativi. E lo abbiamo ricordato in occasione del rinnovo del contratto collettivo nazionale Uneba, applicato a 135mila lavoratrici e lavoratori: la qualità della cura passa anche dalla tutela e valorizzazione del personale. Le persone che assistiamo non devono solo essere curate, ma sentirsi curate.

Ascolteremo, a nome di tutto il personale che quotidianamente, 365 giorni  l’anno, assiste le persone fragili, la testimonianza di Clementa Dos Olis Vieira, operatrice sociosanitaria.

Qualche mese fa, parlando a Torino, Lei aveva ricordato il valore umanistico del lavoro:“non vi è pace sociale duratura senza salari equi, senza protezione sociale e senza rispetto delle libertà sindacali”.

Signor Presidente, nel ringraziarLa a nome di tutti i presenti e della grande famiglia Uneba, desidero concludere con un messaggio di ottimismo: lo scorso anno Papa Francesco, a Trieste, parlando dell’Italia disse: “sono fiducioso: avete il Vangelo e la Costituzione”.