Il filo conduttore della comunicazione 

L’esperienza di Elena Radutzky, Premio Giulio Tarra alla Carriera 2022 

 Quando Elena Radutzky ha ricevuto il Premio alla Carriera Giulio Tarra dal Pio Istituto dei Sordi nel 2022, quel riconoscimento ha acceso in lei una profonda riflessione. Non tanto sul percorso fatto, quanto sul senso profondo che ha attraversato tutta la sua vita: un filo conduttore invisibile ma resistente, che ha tessuto insieme esperienze apparentemente diverse, creando un disegno unitario e coerente. 

Guardando indietro”, racconta Elena, “la mia vita lavorativa e culturale può sembrare un labirinto in cui ogni sentiero intrapreso appare qualcosa di ben diverso dall’altro, senza un vero collegamento visibile.” Eppure, quel filo c’è sempre stato: la necessità di contribuire a garantire totale accessibilità alla comunicazione a persone e gruppi ai quali la comunicazione – essenziale per l’essere umano sin dalla nascita – è negata. 

La ricchezza della diversità 

Il viaggio di Elena attraverso comunità diverse nel mondo le ha insegnato una verità fondamentale: finché esiste la diversità, non esiste né “migliore” né “peggiore”, ma solo “diverso”. 

È il contrasto, la differenza, che ci permette di riflettere, di analizzare ciò che facciamo. Come spiega Elena con un’immagine efficace: “Dico sempre: finché non vediamo qualcuno che mangia con le bacchette, non ci mettiamo ad analizzare come è fatta la forchetta… mangiamo e basta!” 

Elena lancia un appello chiaro: “Non vogliamo essere tutti uguali. Dobbiamo cercare la diversità con la fame!”. È un invito a valorizzare le differenze, a vederle non come ostacoli ma come opportunità di crescita, comprensione reciproca e innovazione. 

Un’istituzione che evolve e include 

Osservando l’evoluzione del Pio Istituto dei Sordi negli ultimi anni, Elena ha visto concretizzarsi una visione di inclusione e sostegno che va ben oltre le parole. L’Istituto ha creato una Fondazione che finanzia e accompagna progetti accessibili a tutti i sordi che hanno un piano per migliorare il loro mondo, indipendentemente dal fatto che utilizzino la lingua dei segni o meno. 

È un’istituzione che pubblicizza il proprio operato, sì, ma anche quello di altre associazioni ed enti”, sottolinea Elena. Un approccio generoso e collaborativo, riassunto in una formula semplice ma potente: Fanno… e fanno sapere!” 

L’attenzione dell’Istituto abbraccia l’intero arco della vita, con particolare cura per i progetti rivolti alla fascia d’età 0-3 anni – un periodo cruciale per lo sviluppo della comunicazione – e per la ricerca sui dialetti in lingua dei segni, preservando così un patrimonio culturale e linguistico altrimenti destinato a scomparire. 

Un ambiente di vera collaborazione 

Ciò che rende speciale il Pio Istituto dei Sordi, secondo Elena, è la qualità delle persone che vi lavorano e l’ambiente che hanno saputo creare. “Oggi vanta uno staff e un Board davvero eccezionali, composti da persone con diverse capacità, che collaborano veramente, dentro e fuori, in un ambiente positivo e flessibile.” 

All’interno dell’Istituto vige una filosofia che supera i rigidi giudizi: non esiste né “giusto” né “sbagliato”, ma piuttosto “appropriato” o “inappropriato” in un determinato momento e luogo. Questo approccio flessibile permette di adattarsi alle situazioni, alle persone, ai bisogni che cambiano, creando soluzioni su misura piuttosto che imporre schemi preconfezionati. 

Una luce in tempi difficili 

In un momento di angoscia e paura, dove il ‘diverso’ è in pericolo” riflette Elena, “l’Istituto brilla in primo piano e ci dà sempre più speranza per il futuro”. Sono parole che risuonano con particolare forza in un’epoca segnata da incertezze e da tentazioni di chiusura verso chi è percepito come diverso. 

L’impegno del Pio Istituto dei Sordi diventa così un faro, un esempio concreto di come sia possibile costruire spazi di inclusione autentica, dove la diversità non solo viene accettata, ma attivamente valorizzata e celebrata. 

Un riconoscimento sempre più prezioso 

Concludendo la sua riflessione, Elena afferma con convinzione: “Sono sempre più orgogliosa del mio Premio Giulio Tarra alla Carriera del Pio Istituto dei Sordi”. 

Non è l’orgoglio di un traguardo personale, ma la gioia di vedere riconosciuto un impegno condiviso: quello di rendere la comunicazione accessibile a tutti, di costruire ponti invece di muri, di cercare la diversità “con la fame” perché è proprio nelle differenze che si nasconde la ricchezza più grande dell’umanità.