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Intervista a Marisa Bonomi
Da quanto conosci il Pio Istituto dei Sordi e perché hai deciso di collaborare con la Fondazione?
Conosco il Pio Istituto dal 2014, quando, alla ricerca di un sostegno economico al Corso per donne sorde presso l’Ens di Brescia, ho trovato su Internet notizie relative a questa Istituzione. La nostra richiesta di aiuto è stata subito accolta ed il contributo del PiS è risultato fondamentale per realizzare un percorso di 4 anni rivolto a donne sorde sulle tematiche della femminilità ( 2014:” Discorsi per donne…tra donne” 2015: ”Essere donne, madri, mogli oggi” 2016: “ C’era una volta l’angelo del focolare…” 2017: “Donne oggi” 2018: “ La sessualità nelle stagioni della vita”). Nel 2015 ci è stato commissionato dal Pio Istituto il depliant “Nessuno cammina da solo” per la giornata delle persone disabili nel Giubileo di quell’anno. A ciò ha fatto seguito la pubblicazione di alcuni libretti di educazione religiosa dedicati a bambini sordi ed udenti “ Le mie preghiere in LIS” 2016 “I Pray” 2019 “Preghiere illustrate dal Corano” 2021 “Bakhita la Fortunata” 2024.
Inoltre, dal 2017, il sostegno del Pio istituto ci ha permesso di seguire con particolare vicinanza alcune famiglie di genitori sordi in significative difficoltà con i loro figli, a causa di patologie psicofisiche a carico degli adulti o dei minori. Queste famiglie presentavano gravi problemi ad entrare in contatto con i servizi del territorio che di fronte ai comportamenti asociali dei figli o a contrasti molto forti tra scuola e famiglia avevano allertato il Tribunale dei Minori.
Il Pio Istituto ha sempre sostenuto il nostro impegno a difendere la Lingua Italiana dei Sordi, così il testo delle nostre pubblicazioni è sempre stato affiancato dalla traduzione in LIS. Inoltre, grazie al PIS, abbiamo potuto organizzare nel 2024, in una scuola materna, un piccolo corso di approccio alla Lingua dei Segni per i bambini, “Raccontare con le mani”, che ha suscitato consensi ed interesse. Nel Progetto sono stati coinvolti anche gli insegnanti ed i genitori dei piccoli.
Senza questo sostegno del Pio Istituto credo avremmo avuto molta più difficoltà a portare avanti la difesa della Lingua dei Segni e la battaglia in favore dei diritti di una minoranza.
Quali valori condividi con il Pio Istituto dei Sordi?
Condivido profondamente la modalità di approccio del Pio Istituto al mondo della sordità, in un’ottica che supera la visione angusta della difesa dei diritti di una “corporazione”, spesso in lotta col mondo circostante percepito come persecutorio. Negli ultimi decenni, chiuse le scuole speciali, il problema della sordità è stato visto in un’ottica soprattutto medica, dimenticando che con i minori gli aspetti educativi e formativi sono in primo piano. Il PIS invece, depositario di tutta la tradizione educativa dei Sordi costruita nel passato, ha saputo aggiornare le modalità di aiuto a queste persone. Non solo sostiene la ricerca scientifica, ma con molteplici iniziative promuove l’integrazione di questa minoranza nella società attraverso eventi che facciano conoscere al mondo degli udenti e alle stesse persone sorde la loro storia e cultura. Gli interventi dell’Istituto promuovono una visione del bambino e della persona sorda che supera i confini della medicalizzazione e considera gli aspetti relazionali come fondamentali per la crescita dei piccoli, perché possano crescere serenamente. Da qui, in particolare, l’attenzione alle famiglie emarginate, soprattutto straniere, spesso in difficoltà con i servizi sanitari ed educativi del territorio.
Cos’è per te la disabilità uditiva?
Essere persone sorde rappresenta una grave difficoltà a comprendere e partecipare agli eventi che quotidianamente avvengono intorno a noi: la sordità isola dal mondo circostante, seppure in forma variabile da individuo a individuo in base al tipo di sordità, alla educazione ricevuta, al contesto sociale in cui si vive. Il bambino sordo inevitabilmente fatica a costruirsi una identità positiva perché gli sguardi intorno a lui trasmettono un’immagine di bambino “diverso” che deve sforzarsi sempre di omologarsi agli altri, in una società che premia solo chi mostra requisiti di efficienza, bellezza, capacità di successo. Spesso l’intervento medico, che in questi ultimi decenni ha compiuto progressi straordinari, crea negli adulti che si occupano del bambino sordo la convinzione che la disabilità uditiva possa essere annullata. In realtà questo risulta impossibile: la strada da percorrere non è quella di negare la sordità, ma piuttosto quella di aprirsi ad un cambiamento culturale fondamentale in cui la diversità non venga più vissuta come una forma di inferiorità da cancellare ma come una possibile espressione della vita da conoscere e rispettare.
Perché una persona o un’agenzia dovrebbe sostenere le attività e l’impegno del Pio Istituto dei Sordi?
Perché è un dovere per tutti aiutare le persone in difficoltà. I Sordi, in modo particolare se stranieri, si trovano in carenze comunicative che impediscono loro una soddisfacente partecipazione alla vita sociale, da cui consegue anche una limitata capacità di comprendere ed usufruire dei servizi del territorio. Le iniziative del Pio Istituto sono volte a limitare i danni di questa situazione, minano l’isolamento della comunità sorda, tendono a far conoscere agli stessi Sordi la loro storia, la loro cultura, la loro capacità di interagire con l’ambiente. Così si contribuisce a creare e a difendere la coscienza di una minoranza, favorendo la consapevolezza della propria identità. Tutte le innumerevoli iniziative dei Pio Istituto vengono progettate e svolte da persone capaci e preparate, con uno sguardo che oltrepassa anche i nostri confini nazionali; ogni attività è documentata in modo perfettamente trasparente.
Puoi raccontarci un episodio significativo per te legato al Pio Istituto dei Sordi o, più in generale, alla sordità?
La modalità dell’intervento (Visite Domiciliari) dell’Associazione “Marcoli” con le famiglie italiane e straniere disagiate con figli non udenti ci mette in contatto col mondo affettivo, relazionale delle persone, con i loro problemi, con la loro storia. Questo non accade senza che anche noi come osservatori, non proviamo nel controtransfert emozioni che condizionano il rapporto, sentimenti, anche molto forti, in risposta alla loro, ma anche alla nostra storia. Posso ricordare un’esperienza in cui mi sono sentita molto coinvolta con una famiglia, seguita per tre anni col sostegno del PIS, costituita da genitori sordi con figli udenti. Ricordo ancora la tenerezza provata in un incontro con la mamma durante una visita domiciliare straordinaria per intensità di emozioni: ho provato un senso straziante di compassione verso la giovane donna e sento ancora oggi sdegno e rabbia per l’incapacità delle Istituzioni ad occuparsi di casi drammatici e orribili in cui dei bambini, per di più sordi, vengono maltrattati e abusati sessualmente da adulti, perfino famigliari, che li derubano della loro infanzia (E’ stato dimostrato che i bambini disabili subiscono in percentuale più episodi di maltrattamenti ed abusi rispetto ai bambini “normali”). Le strutture “educative” come le due Comunità che si sono occupate della mamma dopo l’allontanamento dalla famiglia non hanno mai considerato il suo essere sorda, la sua limitatissima capacità di comunicare oralmente, non hanno mai utilizzato un interprete Lis per instaurare un dialogo, non le hanno dato la possibilità di raccontare la sua storia ed elaborare le esperienze traumatizzanti subite. Conoscevo già la storia della ragazza, che altre persone mi avevano raccontato; mai la mamma aveva affrontato l’argomento con me, ma durante una visita domiciliare, quando io e la interprete Lis ci siamo trovate sole con lei, ha iniziato a parlarci della sua tragedia, con un atteggiamento all’apparenza quasi distaccato, ma che nascondeva una ferita sempre aperta. C’era grande sofferenza nel raccontare che nessuno, neppure la madre, l’aveva protetta, benchè al corrente degli abusi in famiglia. Questo abbandono subito, le procurava un dolore continuo dove si alternavano momenti di rabbia e pensieri di speranza che un giorno la mamma le avrebbe chiesto scusa. Mostrava un grande desiderio di essere risarcita simbolicamente… avrebbe voluto partecipare ad un programma televisivo dove poter raccontare la sua storia! Abbiamo chiuso la visita abbracciandola affettuosamente; al ritorno in auto non son stata capace per qualche minuto di parlare con l’interprete, che sempre mi aveva accompagnato negli incontri, tanto la commozione mi bloccava la parola. Ho incontrato nel mio lavoro più casi di ragazzi sordi in situazioni di grandissime difficoltà in cui gli interventi dei servizi erano insufficienti, non solo per mancanza di risorse, ma anche perché sprovvisti di quella formazione necessaria per affrontare situazioni delicate e complesse. Realtà come il Pio Istituto possono intervenire con le famiglie integrando l’azione dei servizi del territorio. E’più facile occuparci di soggetti sordi “ben riusciti” ma non possiamo perdere per strada soprattutto i più bisognosi di sentire fiducia e speranza intorno a loro!
