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Intervista al Benemerito Enrico Dolza
CONOSCIAMO ENRICO DOLZA, BENEMERITO DEL PIO ISTITUTO DEI SORDI
Mi chiamo Enrico Dolza, sono dottore di ricerca in Pedagogia Speciale e lavoro sin dal 1997 all’Istituto dei Sordi di Torino, dove ho ricoperto varie mansioni: doposcuolista, assistente di convitto, insegnante di scuola media, assistente alla comunicazione, vicedirettore accanto all’indimenticato padre Antonio Loreti (Gualandiano) e infine direttore dal 2011. Nei miei studi e nel mio lavoro mi sono spesso confrontato con i rischi di discriminazione intersezionale e multipla, che sono diventati uno dei miei interessi di ricerca più importanti, insieme a quelli sulla socio-linguistica delle lingue dei segni e all’accessibilità dei luoghi della cultura secondo i dettami dell’articolo 30 della Convenzione Onu.
Attualmente dirigo l’Istituto dei Sordi di Torino e insegno pedagogia speciale all’Università degli Studi di Torino, sia nei corsi TFA per gli insegnanti di sostegno (dove mi occupo nello specifico dell’insegnamento per le disabilità sensoriali), sia nei corsi di scienze dell’educazione e di scienze della formazione primaria.
All’Istituto dei Sordi mi occupo soprattutto di coordinare i vari dipartimenti che gestiscono i servizi e nello specifico sono responsabile per l’internazionalizzazione dell’ente e dell’innovazione. Sono impegnato in vari network europei e sono segretario dell’HIPEN, network europeo che riunisce i professionisti che lavorano nel campo della sordità.

Le Attività realizzate con la Fondazione Pio Istituto dei sordi
Grazie alla Fondazione Pio Istituto dei Sordi riusciamo a realizzare attività innovative che vanno a coprire aspetti dimenticati del mondo dei sordi. In particolare il Pio Istituto sostiene alcune nostre attività in Africa, nello specifico a sostegno di una scuola per sordi a Ebolowa, in Cameroon, dove siamo presenti da numerosi anni per migliorare la qualità della didattica e ammodernare gli strumenti di comunicazione e insegnamento; in Italia, invece, abbiamo appena terminato un importante lavoro di resa accessibile per le persone sorde di uno strumento di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
Credo che il Pis stia correttamente interpretando il proprio ruolo contemporaneo di fondazione con una funzione sussidiaria rispetto ai servizi esistenti, evitando di creare doppioni o di sovrapporsi allo Stato nelle sue varie articolazioni. Di fatto, è l’unica fondazione italiana che sostiene in questo modo l’innovazione e pone la sordità al centro dell’attenzione del mondo della ricerca, dei servizi e dell’associazionismo. Apprezzo molto, inoltre, la centralità dello sport nell’attenzione del PIS.