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Marzia, alle Poste parla con la lingua dei segni
La Repubblica del 22/09/2022
PALERMO. «Ho imparato la lingua italiana dei segni a 18 anni ed è così che sono entrata nel mondo dei sordi. Prima di allora non conoscevo una parte di mondo che, pure, mi apparteneva». Marzia Musso, 43 anni, sorda dalla nascita, operatrice di sportello all’ufficio postale di via Ausonia, l’unico ad essere abilitato LIS in Sicilia, tutti i giorni accoglie i non udenti e comunica con loro mediante la lingua dei segni ma anche tutti gli altri clienti di cui legge benissimo il labiale. Durante una pausa dal lavoro, assieme al collega Salvatore Garofalo, anche lui sordo, registra un videomessaggio da diffondere in occasione della Giornata internazionale delle lingue dei segni che si celebra domani, con l’intento di sostenere l’identità linguistica e la diversità culturale delle persone sorde.
Marzia sorride a tutti: «le difficoltà della vita sono tante ma basta affrontarle con caparbietà, non arrendersi
» dice muovendo le mani. Perché Marzia non comunica solo a gesti ma anche con la voce. La sua caparbietà le ha permesso di imparare a riprodurre suoni che non hai mai sentito. «Sono nata in una famiglia di udenti – racconta – Ho due sorelle straordinarie che mi appoggiano da sempre. A mio papà, che era dipendente di Poste Italiane, devo anche quello che ho imparato nel lavoro oltre a quello che sono nella vita. La mia famiglia mi ha dato la possibilità di studiare con insegnanti e logopediste, anche privatamente. Non mi ha fatto mai mancare nulla».
Quel nulla o, meglio, quel tutto, che le ha permesso di essere la donna di oggi. Una laurea in Accademia delle belle arti, incarichi di rilievo nell’Ente nazionale dei sordi – ha ricoperto la carica di vice commissario e adesso è consigliere – e un nuovo percorso di studi in Scienze della formazione primaria, già al terzo anno.
«In realtà sono fuori corso – precisa quasi a volersi giustificare – Ho dovuto rallentare per dedicarmi alla famiglia e al lavoro».
Marzia è sposata con Gennaro ed è madre di due bimbi, Andrea che ha 10 anni e Laura di 3 a cui ha insegnato l’importanza di quei gesti per comunicare con la mamma. Nella postazione di lavoro, che accoglie tutti i clienti, si legge: «Qui trovi Marzia e Salvatore per comunicare con te nella lingua italiana dei segni».
Marzia Musso solleva la cascata di riccioli biondi, li lega e spiega che l’istituzione della giornata che ricorre ogni 23 settembre dovrebbe significare molto per tutti. «Tutti, proprio tutti, dovrebbero imparare il linguaggio dei segni – aggiunge – Non solo perché è la via principale per interagire con noi sordi, ma perché è il vero modo per superare ogni barriera, anche di espressione linguistica, non solo a parole ma anche attraverso gesti e sguardi. Se tutti imparassero la lingua dei segni, non ci sarebbe bisogno di imparare le tante lingue del mondo. Ne basterebbe una, universale, per dialogare da occidente a oriente».
I clienti arrivano, chiedono di poter spedire un pacco, aprire un conto corrente, inviare un bonifico o pagare le bollette. Marzia è bravissima a leggere il labiale, dote che ha sviluppato nel tempo, mani e volto si muovono in sincronia. A volte capita che i clienti chiedano di insegnare loro qualche parola della LIS, Marzia mostra la sua preferita: xoxo, un saluto che tra giovani va molto di moda.
Quando le chiedi un ricordo bello e uno brutto, si concentra solo sul primo. «Il mio ricordo bellissimo risale a quando ho scoperto di avere un privilegio – sentenzia Marzia – quello di vivere in due mondi completamente diversi, il mondo di chi parla e sente, e quello di chi attraverso i segni racconta anche di più».
di Giada Lo Porto