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Nella Striscia di Gaza sotto le bombe 20 giovani sordi cucinano per 1.750 persone
Nella città costiera di Deir al Balah, al centro della Striscia di Gaza, il clangore dei bombardamenti israeliani lascia ogni giorno spazio a un altro tipo di rumore, sicuramente meno fragoroso ma decisamente carico di speranza: quello delle pentole che bollono nella Inclusive Community Kitchen. Qui, da giugno 2024, venti ragazzi e ragazze con disabilità uditive – dieci uomini e dieci donne, formati e assunti come cuochi professionisti – preparano e distribuiscono pasti caldi a 250 famiglie sfollate, circa 1.750 persone.
L’iniziativa, sostenuta da CBM Italia insieme alla Atfaluna Society for Deaf Children, nasce in risposta a una crisi umanitaria senza precedenti: secondo l’ONU più di quattro abitanti di Gaza su cinque sopravvivono grazie agli aiuti umanitari, mentre il tasso di disoccupazione tra le persone con disabilità sfiora il 90%. In questo scenario, la cucina comunitaria non solo sfama chi ha perso tutto, ma offre lavoro dignitoso e autonomia economica a chi, fino a ieri, era escluso dal mercato del lavoro.
Dietro i fuochi, Wafa, giovane madre sorda di quattro figli anche loro non udenti, racconta la svolta: “Prima nessuno voleva assumermi; adesso il mio stipendio mantiene la mia famiglia e i miei piatti sostengono l’intero quartiere. È la prima volta che sento di avere un futuro”. Le sue mani parlano nella lingua dei segni, ma il messaggio è universale. Il progetto, operativo fino alla fine di aprile 2025 ma già in cerca di nuovi fondi per proseguire, è dotato di attrezzature industriali che permettono di cucinare e conservare cibo in sicurezza. Ogni mattina, i giovani chef trasformano riso, legumi e carne in porzioni nutrienti; nel pomeriggio ripartiscono le consegne porta a porta, spesso attraverso strade danneggiate, dove sedie a rotelle e bastoni diventano simboli di resilienza.
Articolo di Caterina Ceccuti su luce.news