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Nik Spatari: “il genio calabrese che sfidò l’oblio”
Nel cuore pulsante della Calabria, terra di miti e di eroi dimenticati, nasce nel 1929 Nik Spatari, un artista poliedrico, un visionario, un figlio autentico di quel Sud che non si piega, che non cede, che crea. Fin da bambino, il suo talento si manifesta in modo straordinario: a soli nove anni, conquista un premio internazionale di disegno, portando il nome della sua Calabria oltre i confini imposti dalla storia e dalla politica.
Ma l’Italia unita non ha spazio per i suoi figli migliori. E così, come tanti, Spatari è costretto a lasciare la sua terra, vagando per l’Europa, da Losanna a Parigi, respirando l’arte dei giganti, collaborando con Le Corbusier, confrontandosi con Cocteau, Picasso, Max Ernst. Ma il richiamo del Sud è forte. Perché chi ama davvero la propria terra non la abbandona, la riscatta!
Nel 1966, con la sua compagna e musa Hiske Maas, torna in Italia. Non per perdersi nella Milano dei salotti borghesi, ma per un progetto più grande, più alto: restituire al Sud la sua dignità attraverso l’arte. E nel 1969, compie il gesto che lo rende immortale: torna in Calabria. Sulle rovine di un antico monastero basiliano, simbolo di una grandezza cancellata dai colonizzatori, dà vita al MuSaBa, il Museo Santa Barbara, un santuario della creatività, un atto d’amore e di resistenza, un monumento alla rinascita del Mezzogiorno.
Lì, nel cuore della sua terra, realizza il capolavoro assoluto: “Il Sogno di Giacobbe”, un affresco che non è solo arte, ma profezia. Pittura e scultura si fondono in una visione mistica, in una scala che sale verso il cielo, proprio come il Sud, troppo a lungo tenuto in ginocchio, ora si rialza e si riprende il suo posto nella storia.
Nik Spatari si spegne il 25 agosto 2020, ma non muore. Perché chi costruisce, chi crea, chi dona alla propria terra qualcosa di eterno, non scompare mai. Il MuSaBa è lì, testimone del suo sogno, del nostro sogno, della Calabria che rinasce. E che non chiede permesso a nessuno per essere grande.