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VITA – «Restare locali non basta più»: la scommessa europea di Cariplo
«Restare locali non basta più»: la scommessa europea di Cariplo
Dal confronto con le grandi fondazioni globali al dialogo con il Parlamento europeo, fino alle proposte sul bilancio Ue: il presidente della maggiore fondazione di origine bancaria italiana Giovanni Azzone spiega perché la filantropia deve parlare anche a Bruxelles. Il 25 maggio, a Milano, un primo appuntamento aperto al territorio
Aprirsi al confronto internazionale è ormai indispensabile per una fondazione come Cariplo. Le sfide su cui lavoriamo, dalle disuguaglianze al cambiamento climatico, fino al tema della casa, sono globali. Restare confinati in una dimensione locale significherebbe perdere efficacia. Il confronto con le realtà internazionali ci permette di anticipare i trend, migliorare i modelli di intervento e soprattutto aumentare l’impatto delle nostre azioni sul territorio.
Per questo, negli anni, abbiamo costruito relazioni stabili con alcune delle principali realtà filantropiche globali: la spagnola la Caixa, Wellcome Trust, la Fondazione Gulbenkian, Fondation de France, la Novo Nordisk, la King Baudouin Foundation, e network europei come Philea e Impact Europe. Ma non ci siamo limitati allo scambio di buone pratiche o alla collaborazione su singoli progetti: abbiamo promosso momenti di confronto diretto su aspetti più strategici, come le modalità di gestione del patrimonio, l’allocazione degli investimenti e l’integrazione tra finanza e impatto sociale. È un lavoro meno visibile, ma cruciale: una gestione sempre più efficace del patrimonio significa poter sostenere meglio e più a lungo i progetti sul territorio.
Accanto a questo, le relazioni con le istituzioni europee stanno diventando sempre più centrali. Un segnale concreto in questa direzione è stato il recente incontro a Milano, ospitato nella nostra sede, con una audizione della Commissione Hous: europarlamentari di diversi Paesi dell’Unione e alcuni tra i principali interlocutori lombardi nel campo dell’abitare si sono confrontati su uno dei temi oggi più urgenti a livello continentale, il diritto alla casa. Un dialogo che consideriamo prezioso e che intendiamo continuare ad alimentare.
Sul fronte del prossimo bilancio europeo per il settennio 2028-2034, abbiamo avviato un tavolo di lavoro con Regione Lombardia e Anci per contribuire al dibattito con proposte concrete. È un passaggio decisivo, e crediamo che questo sia il momento giusto per far sentire la nostra voce. Per questo abbiamo organizzato un incontro il 25 maggio a Milano, nel nostro centro congressi, che rappresenta un primo passo in questa direzione.
Parallelamente, prosegue un’attività che portiamo avanti da anni: il cofinanziamento di progetti europei, con l’obiettivo di aiutare gli enti non profit ad accedere alle risorse comunitarie e rafforzare la loro capacità di partecipare in modo qualificato ai programmi europei, accrescendone competenze, know-how e opportunità di internazionalizzazione. La qualità del nostro Terzo settore è già molto alta: può competere a livello europeo, e noi vogliamo sostenerlo in questo percorso. Su questo fronte è previsto un ulteriore momento di approfondimento nel mese di giugno.
Tutto ciò, naturalmente, non lo facciamo da soli. La dimensione di rete è fondamentale: sul territorio lavoriamo in stretto coordinamento con regione Lombardia e Anci, e stiamo ragionando su iniziative di sistema insieme alle altre fondazioni di origine bancaria. Oggi nessun attore, da solo, è in grado di rispondere alla complessità delle sfide sociali.
Chi, come noi, ha un osservatorio privilegiato sui bisogni reali delle comunità ha la responsabilità di contribuire al dibattito anche a livello europeo. Lo facciamo portando proposte concrete a Bruxelles su temi come il contrasto alle disuguaglianze e il diritto alla casa, emergenze sempre più diffuse nelle grandi città europee. Abbiamo molto da imparare dall’Europa, ma possiamo anche offrire esperienze che possono rivelarsi utili ad altri: in Europa e nel resto del mondo.
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