Con Dizionario poetico dell’umano, Sergio Astori trasforma 140 parole in un percorso di cura, resilienza e speranza. Dal progetto Parole Buone nasce un vocabolario esistenziale che invita a sostare, respirare e ritrovare il senso del cammino

di Nicla Panciera

La scelta delle parole non è soltanto una questione di stile. Un ampio filone della ricerca contemporanea sostiene che il linguaggio, pur non determinando il pensiero, possa orientare alcuni processi cognitivi. Ne è convinto anche lo psichiatra psicoterapuetica Sergio Astori, dal 17 luglio in libreria con il suo nuovo titolo «Dizionario poetico dell’umano. 140 racconti» per Castelvecchi, una raccolta di centoquaranta narrazioni brevi che vogliono orientare l’individuo nei momenti di incertezza. Attraverso una struttura alfabetica che spazia da “Abbraccio” a “Vela”, l’autore propone un vocabolario esistenziale nato per rispondere al senso di isolamento e smarrimento acuito dalla recente crisi pandemica.

Parole è anche il sostantivo cardine dell’opera, citato fin dal titolo e costantemente utilizzato per riferirsi ai 140 brevi racconti e al progetto denominato “Parole Buone“, un’iniziativa culturale, educativa e sociale nata nel marzo 2020, durante la pandemia di Covid-19. Le parole buone sono «pillole di resilienza per superare la crisi», sono «anticorpi verbali» per fornire sostegno e incoraggiamento a chi era rimasto «senza parole» e sono state scritte con l’obiettivo di promuovere un linguaggio che favorisca resilienza, speranza e relazioni positive, di cui il libro è parte integrante e culmine.

La nuova opera integra testi riflessivi e 48 illustrazioni, immagini evocative che aiutando il lettore a «sostare, respirare e sentire» per favorire una comunicazione accessibile e terapeutica, volta a ricostruire legami sociali e profondità spirituale. «Credo nella cura che una parola ben scelta può donare, nella capacità di un racconto ordinato di sostenere un’esistenza intera. Le parole, se pronunciate con attenzione, non impongono ma invitano» spiega l’autore. «Il progetto Parole Buone nasce da un desiderio: favorire l’incontro con la potenza terapeutica dei linguaggi, verbali e non verbali, affinché ciascuno possa riconoscersi dentro la parola e lasciarsi toccare da essa».

Tra le parole che più di altre ricorrono nel testo ci sono «mondo», «umanità» e «resilienza», quasi pilastri concettuali dell’intero percorso poetico e terapeutico dell’autore. Alcune storie fungono da monito a esercitare la consapevolezza: «Nelle difficoltà, è prezioso avere accanto chi sa risvegliare incanto, libertà e fiducia. Anche se siamo animali sociali, non sempre semplice riconoscere quali relazioni meritino davvero di essere coltivate», si legge nel lemma Vita. Ancora, alla voce Perdono: «La vita non procede per linee rette. A volte strappa, interrompe, ci rende esuli da ciò che fino a un attimo prima sembrava stabile. Una continuità spezzata, una fiducia incrinata senza preavviso. Vivere è spesso un movimento di perdita e di riaggancio».

Credo nella cura che una parola ben scelta può donare, nella capacità di un racconto ordinato di sostenere un’esistenza intera. Le parole, se pronunciate con attenzione, non impongono ma invitano

Sergio Astori

Altri lemmi aiutano a cambiare punto di vista, come «Tragitto»: «Il senso della direzione si rivela a chi resta fedele al passo, anche quando la meta non è ancora visibile» e, così, «Quando qualcuno ci chiede quando finirà il percorso, dovremmo rispondere onestamente: “quando smetteremo di porci domande così, e sapremo goderci il cammino”. Il senso arriva proprio mentre ci muoviamo, e non quando si pensa di essere arrivati».

I lemmi sono suddivisi per aree tematiche: quelle dell’incontro che «raccontano la forza degli affetti», della profondità che «accompagnano verso l’interiorità», della rinascita «parlano di resilienza e di speranza», del prendersi a cuore che «intrecciano cura e responsabilità», del divenire che «celebrano il cambiamento, la trasformazione», del vivere insieme che «disegnano la trama del noi», dello stupore «che restituiscono la meraviglia».

Una raccolta da leggere anche a singhiozzo e saltando liberamente da un lemma all’altro, in presenza del tempo e della predisposizione alla riflessione. La pubblicazione è stata attivamente sostenuta dal Pio Istituto dei Sordi di Milano, di cui Astori è Benemerito.

Foto tratta dal libro (immagine per la parola Futuro. «Con una sana nostalgia per il domani, si supera un presente dal respiro breve e senza senso» Astori)

Fonte: Vita.it Link: https://www.vita.it/un-alfabeto-per-ritrovarsi/