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La Comunità Sorda di Gaza di fronte al genocidio
Riportiamo di seguito la traduzione italiana, realizzata per il Pio Istituto dei Sordi da Antonella Rossini, dell’articolo “Gaza’s Deaf Community in the Face of Genocide” scritto da Timothy Y. Loh e pubblicato da Sapiens.org il 26 Settembre 2024.
Fonte: https://www.sapiens.org/culture/gaza-palestine-deaf-disability-justice/
La Comunità Sorda di Gaza di fronte al genocidio
Un antropologo che lavora con le comunità sorde del Medio Oriente di lingua araba sostiene che mettere fine alla guerra di Israele a Gaza e all’occupazione della Palestina sia una questione di giustizia per le persone con disabilità.
Il 6 marzo 2024 mi sono svegliato con la scioccante notizia che l’esercito israeliano aveva bombardato l’edificio della Atfaluna Society for Deaf Children (ASDC) – Società di Atfaluna per bambini e bambine sorde – a Gaza City. L’attacco faceva parte della guerra in corso iniziata lo scorso ottobre 2023. In una delle foto che circolavano sui social media, alcuni soldati israeliani posavano in assetto da combattimento, con i fucili in mano, davanti alla scuola in fiamme. Un’altra immagine mostrava le conseguenze dell’attacco: finestre in frantumi, macerie sparse e lettere mancanti dall’insegna della scuola ormai un’ombra di ciò che era.
Off The Grid Missions, un’organizzazione di emergenza guidata da persone sorde che aveva diffuso le foto, scrisse: “Non è la prima scuola che Israele attacca con bombe e fosforo bianco, ma questo era un luogo che un tempo rappresentava sicurezza e forza per bambini sordi e con disabilità. La sua distruzione colpisce direttamente la nostra comunità e le persone che assistiamo”. In quel momento non si conosceva ancora la sorte dei bambini e del personale[1].
Essendo una delle sole due scuole per sordi presenti a Gaza, il bombardamento dell’ASDC ha rappresentato una perdita devastante[2]. Fondata nel 1992, non era solo un’istituzione educativa, ma anche un’organizzazione no-profit che offriva una vasta gamma di servizi alla comunità sorda di Gaza: formazione professionale, audiologia e logopedia, programmi di sensibilizzazione, e persino un ristorante.
Due mesi dopo, la comunità sorda di Gaza ha subito un’altra perdita quando Hashem Ghazal, uno dei suoi membri più importanti – falegname, insegnante di Lingua dei Segni Palestinese e attivista per i diritti delle persone con disabilità – è stato ucciso in un bombardamento israeliano. L’attacco è costato la vita anche a sua moglie e ha ferito sette dei suoi figli. Mentre completavo questo saggio, l’ASDC ha annunciato la morte di un altro dei suoi dipendenti a causa del conflitto in corso: Anwar Al Zaeem, che lavorava per l’organizzazione da trent’anni.
Non sono mai stato a Gaza, che è sotto assedio dal 2007 e i cui confini sono controllati da Israele. Eppure ho sofferto per queste perdite in maniera profonda.
Sono un antropologo udente che studia sordità, disabilità e tecnologie assistive in Giordania e nel più ampio Medio Oriente arabo. Ho vissuto quasi quattro anni in Giordania e ho trascorso lunghi periodi in Egitto, Libano e in altre parti della Palestina occupata. Molte delle persone che ho conosciuto grazie alle mie ricerche in Giordania sono palestinesi, hanno famiglia in Palestina o sono di origine palestinese.
Nel 2016, quando ero uno studente della magistrale, ho pubblicato un articolo sul Pardee Periodical della Boston University (oggi The Pardee Atlas: Journal of Global Affairs) riguardo a una nuova iniziativa dell’ASDC per sostenere i propri studenti. Molti di loro erano rimasti profondamente traumatizzati durante l’operazione Margine Protettivo condotta da Israele nell’estate del 2014. In seguito al rapimento e l’uccisione di tre adolescenti israeliani in Cisgiordania, le forze di sicurezza israeliane lanciarono un’offensiva militare nella Striscia di Gaza che provocò la morte di oltre 2.000 palestinesi. In risposta, la scuola avviò un progetto in cui gli studenti sordi producevano brevi film animati sulle loro esperienze di guerra e sulla loro vita a Gaza. Attraverso la mia ricerca, che includeva un’intervista via email con il personale dell’ASDC, ho capito che questo progetto non era solo una potente forma di arteterapia, ma anche una resistenza non violenta contro decenni di occupazione coloniale israeliana.
Rileggere ciò che scrissi allora sugli studenti sordi dell’ASDC, mentre assisto oggi alla distruzione completa di Gaza dieci anni dopo, è un’esperienza inquietante. È un un promemoria viscerale del fatto che la storia della Palestina, come hanno osservato molti commentatori, non è iniziata il 7 ottobre 2023.
Oltre alla fame, agli sfollamenti, alle deportazioni, ai bombardamenti e ad altre forme di violenza fisica e psicologica che tutti i palestinesi a Gaza stanno subendo in questo brutale attacco, i Gazawi sordi affrontano vulnerabilità aggiuntive che si acuiscono in tempo di guerra.
TEMPI DI GUERRA PER LE PERSONE SORDE DI GAZA
Sotto i continui bombardamenti, molti palestinesi sordi -circa 15.000 persone su una popolazione di 1,8 milioni- vivono in situazioni di estremo pericolo. Possono percepire le vibrazioni e vedere gli oggetti tremare intorno a loro, ma non sentono il rumore delle esplosioni. Molti non possono sentire le sirene di “allerta” dell’esercito israeliano che segnalano un attacco imminente. In entrambi i casi, devono fare affidamento su familiari, amici e vicini per essere informati sui pericoli e su quando e dove mettersi in salvo.
[Un breve video che spiega i pericoli e le minacce che i gazawi sordi e udenti
devono affrontare durante la guerra – Associated Press]
Tuttavia, la comunicazione tra persone sorde e udenti, anche in Palestina, non è affatto semplice. Si stima che il 90–95% dei bambini sordi nel mondo nasca da genitori udenti che non conoscono una lingua dei segni e non hanno modo di comunicare con i figli al di là delle necessità di base. Queste difficoltà comunicative si aggravano con la complessità della guerra a Gaza e dell’occupazione israeliana. Come ha spiegato un membro dello staff dell’ASDC nel 2015, riferendosi a un’operazione militare israeliana: “Non tutte le famiglie riuscivano a usare la lingua dei segni per spiegare le ragioni della brutalità”. Molti bambini vedevano solo le loro famiglie fuggire di casa, senza comprendere appieno la situazione.
Questa paura e questo isolamento sono ulteriormente aggravati dal genocidio, che colpisce non solo i palestinesi sordi a Gaza, ma anche quelli in Cisgiordania. Anche per i palestinesi sordi le cui famiglie conoscono la lingua dei segni o usano un sistema di segni domestico, i blackout causati dai tagli di corrente imposti dal governo israeliano rendono ancora più difficile comunicare di notte in una lingua visivo-gestuale. I sordi segnanti temono inoltre di poter perdere le braccia e, con esse, la capacità di comunicare durante un bombardamento o un attacco militare, cosa che è già accaduta ad alcuni membri della comunità.
La guerra ha inoltre avuto un forte impatto sui palestinesi sordi che dipendono da dispositivi e tecnologie assistive, come apparecchi acustici e impianti cocleari. In un recente commento pubblicato sul Journal for the Anthropology of North America, le antropologhe Michele Friedner e Christine Sargent descrivono una conferenza tenutasi a dicembre 2023 ad Amman, in Giordania. All’evento, Friedner ha partecipato insieme a giornalisti che si occupano di disabilità nel Medio Oriente, discutendo di “quanto fosse difficile e sconvolgente procurarsi dispositivi costosi e cercare di mantenerli funzionanti durante un genocidio”.
La guerra ha reso quasi impossibile per i sordi di Gaza ricaricare i propri dispositivi, trovare batterie e altri accessori essenziali, e accedere a servizi medici come la riabilitazione uditiva e la logopedia. Questi ausili, come scrive Friedner, “plasmano i sensi e la vita stessa”, sensi e vite che vengono attivamente distrutti in questo conflitto.
GIUSTIZIA PER LE PERSONE SORDE CON DISABILITA’ IN PALESTINA E OLTRE
La guerra genocida di Israele mette a rischio in modo sproporzionato i palestinesi sordi e con disabilità, ed è essa stessa una causa di disabilità. Le armi da guerra feriscono i corpi, rompono ossa, perforano timpani e rendono ciechi. Nel 2017, la studiosa di studi sulla disabilità Jasbir Puar descrisse queste conseguenze come il risultato del “diritto di menomare” di Israele. Oggi queste condizioni si sono trasformate in ciò che Sargent e Friedner definiscono una “volontà senza scuse di massacrare”.
Israele si presenta come uno stato impegnato nella tutela dei diritti delle persone con disabilità e come un modello di accessibilità nella regione. Tuttavia, le sue azioni a Gaza dimostrano che questo impegno non si estende ai palestinesi, verso i quali Israele, in quanto potenza occupante, ha la responsabilità di garantire un trattamento umano secondo il diritto internazionale.
Ricercatori e attivisti per la disabilità denunciano pratiche come il “disability-washing” e “accessibility-washing” da parte di Israele, ovvero la strumentalizzazione dei temi dell’accessibilità e dell’inclusione per coprire altre gravi violazioni dei diritti umani, o addirittura giustificarle. Contestano inoltre la collaborazione di aziende e governi nella progettazione e l’impiego di tecnologie per l’accessibilità utilizzate anche per scopi militari, come lo sviluppo di protesi armate.
Come scrive l’attivista Nelly Bassily: “Israele non può, da un lato, ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità e, dall’altro, menomare e rendere disabili i palestinesi utilizzando la sua forza brutale, imperialista e coloniale”
Questi studiosi e attivisti riconoscono, così come fanno i palestinesi disabili stessi, che “i diritti delle persone con disabilità non possono esistere in assenza di altri diritti fondamentali, come il diritto all’assistenza sanitaria, al cibo e all’acqua, e a un’abitazione”, come spiegano Sargent e Friedner.
Negli ultimi anni, come molti dei loro coetanei udenti e non disabili, i palestinesi sordi e con disabilità hanno utilizzato i social media per mostrare sul campo le loro condizioni in Palestina. Tra questi vi sono Basem Alhabel (recentemente citato da Middle East Eye e UN News), Kamal Ghazal e Nabeel Al Shokri. Questi sforzi sono portati avanti anche dai palestinesi sordi della diaspora, come parte del più ampio movimento di solidarietà con la Palestina. Ad esempio, Ranem Shhadeh, sorda e palestinese-americana, guida Access Palestine e Olive Guardians, un’organizzazione che si occupa di rendere le informazioni sulla Palestina accessibili al pubblico sordo internazionale attraverso traduzioni in lingua dei segni e sottotitoli, sia in presenza sia online.
[A Filadelfia, l’autore (a sinistra) fornisce interpretariato in lingua dei segni durante una veglia per la Palestina organizzata da EdScholars4Palestine ad Aprile. Jennifer Bradley]
Nel frattempo, in Palestina, l’ASDC continua a fornire il maggior numero possibile dei suoi servizi, nonostante la perdita del loro edificio principale, collaborando con altre organizzazioni per supportare i gazawi sfollati con e senza disabilità. In mezzo alla morte e alla distruzione, l’ASDC — ora operante da una tenda — ospita sessioni di supporto psicosociale per le famiglie sfollate, fornisce pasti alle famiglie che vivono nei rifugi, distribuisce apparecchi acustici ai bambini sordi e garantisce un’istruzione inclusiva agli studenti.
I palestinesi sordi incarnano il sumud, la perseveranza di fronte a una violenza incessante. Come antropologo, seguo il loro esempio: testimonio, insegno sulla disabilità e denuncio l’ingiustizia, in Palestina e altrove.
[1] In alcuni contesti, l’uso della maiuscola per “Deaf” e “Disabled” indica un’identità culturale piuttosto che una diagnosi medica. In questo saggio, non utilizzo la maiuscola per questi termini, a meno che le persone o le organizzazioni a cui mi riferisco non si identifichino esse stesse in questo modo.
[2] A causa dell’occupazione, non è chiaro quante scuole per sordi esistano esattamente a Gaza, anche se ricerche online ne segnalano almeno due: l’ASDC e la scuola Mustafa Sadiq Rafii. L’audiologa e logopedista Raja Sharaf menziona inoltre la presenza di centri e scuole specializzati per bambini sordi a Gaza.
Tradotto a cura di Antonella Rossini per Pio Istituto dei Sordi – Ente Filantropico in data 20/09/2025.