Cresce la community di VITA: quattro organizzazioni in più nel Comitato editoriale

Vidas, Fondazione Pittini, Pio Istituto dei sordi e Fondazione piemontese ricerca cancro: sono loro le quattro realtà che si sono presentate nella mattinata di mercoledì 1 aprile in occasione dell’incontro delle oltre settanta realtà della comunità di VITA. Ad aprire l’incontro in presenza a Milano l’intervento di Simone Cerlini, capo divisione lavoro di Afol Metropolitana, sull’evoluzione del mondo del lavoro e del lavoro sociale

di Antonietta Nembri

 

Sono ora 72 le realtà del Terzo settore che partecipano al Comitato editoriale di VITA. In occasione dell’ultima riunione che si è tenuta mercoledì 1 aprile a Milano, infatti, sono stati salutati quattro nuovi ingressi nella community che caratterizza fin dalle origini il percorso editoriale della stessa VITA.

Le new entry

Se per la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro e Vidas si tratta di un «felice ritorno», come ha sottolineato nel suo saluto Rafaella Gay, direttrice della comunicazione della realtà milanese che si occupa di cure palliative, per Fondazione Pietro Pittini e il Pio Istituto dei Sordi si tratta di una novità.

Tra i temi all’ordine del giorno la bozza di un “Manifesto per il riconoscimento del lavoro sociale – Cinque tesi per chi ha a cuore la tenuta della nostra società” che i partecipanti hanno trovato sulle sedie. E non a caso al centro della mattinata c’è stato l’intervento dello scrittore ed esperto di lavoro Simone Cerlini che è intervenuto sul tema: “Lavoro sociale, come ritrovare il senso”. 

Lavoro sociale, Gen Z e Millenial

Cerlini, direttore di Afol Metropolitana, ha presentato l’evoluzione dell’occupazione e dell’economia a livello sia mondiale sia italiano. Le ricerche in atto, ha ricordato, mostrano come la «Gen Z e i Millennial cercano uno scopo, vogliono capire quale contributo possono dare al bene comune. Il 50% di loro richiede anche dei manager che siano dei mentori».

Sul tavolo ha posto anche una serie di quesiti: «Il lavoro sociale, quello che offre maggiori gratificazioni in termini di senso, lo possono fare solo le élite?», ma anche «quanto il riconoscimento incide?». E qui il tema riguardava il riconoscimento della propria identità, del proprio contributo («le persone desiderano sentirsi utili», ha chiosato) e infine quello della propria dignità.

Intelligenza artificiale e liberazione del tempo

Problemi che investono appieno il lavoro sociale. Un’ultima questione toccata da Cerlini è il ruolo dell’Intelligenza artificiale che può servire per liberare tempo. Ma il tempo liberato per cosa servirà? Per fare più progetti o per avere più relazioni?
Ed è qui che l’esperto ha invitato il Terzo settore a scegliere per cosa utilizzare l’Ai, perché «siete organizzazioni purpose oriented, non dovete cedere alla tentazione delle Kpi. La parola chiave è inclusione». Per Cerlini una delle debolezze sistemiche risiede nella capacità di non remunerare adeguatamente il lavoro.

Il dibattito

Nel corso del dibattito sono intervenuti diversi rappresentati delle organizzazioni presenti, tra cui Maria Lapi di Fondazione Human Age che ha ricordato come oggi le «disuguaglianze siano sempre più forti ed elevate», mentre Stefano Granata, presidente di Federsolidarietà ha voluto sottolineare come uno dei vulnus del sistema sia l’essersi rinchiusi nel tema delle prestazioni e nella dipendenza dagli enti pubblici nel «minutaggio dei servizi alla persona». Da parte sua Franco Taverna, vicepresidente di Fondazione Exodus ha invitato a non «contrapporre vocazione e lavoro riducendosi a una dimensione “prestazionale”». La logica “prestazionale” è quella che, ha ricordato Paolo Limonta presidente di Ciai, ha investito la scuola e «chi ne paga le conseguenze sono gli studenti».

La mattinata si è chiusa con gli interventi del direttore Stefano Arduini e della caporedattrice Sara De Carli che hanno illustrato il numero di VITA che uscirà a maggio, dedicato al lavoro sociale.

Fonte: Vita.it. Link: https://www.vita.it/cresce-la-community-di-vita-quattro-organizzazioni-in-piu-nel-comitato-editoriale/