12 Maggio 2026

di Peppe Aquaro

Informatici e aperti al prossimo: è il significato di quella «e» col trattino. C’è poi, nel nome, «e-Cute», un gioco intorno al verbo «Ecoute», che in francese significa: ascoltare. «Perché l’azienda e-Cute è nata per far in modo che le persone sorde possano ascoltare tutto ciò che gli dice il mondo», osserva Mita Graziano, responsabile per la comunicazione della società benefit torinese, nata tre anni fa e fondata dal ceo Ermanno Mercatante. Intorno al mondo e-Cute, oltre a Graziano e a Federica Piccolo, responsabile dell’area commerciale, entrambi interpreti da più di dieci anni della Lis (Lingua dei segni), ruotano più di sessanta interpreti in ogni angolo d’Italia. Parliamo degli interpreti Lis, i traduttori sordi e i traduttori della Isl («International Sign Language»). Ma ciò che più conta, ed è anche questo uno dei punti di forza di e-Cute, è che gli interpreti siano qualificati e riconosciuti: «È determinante il rapporto di fiducia tra interpreti e persone sorde: non solo, noi lavoriamo molto con professionisti sordi. In pratica, la traduzione la facciamo fare a traduttrici o traduttori sordi e in più utilizziamo una tecnica, poco usata in Italia, che è quella del Feeding, un lavoro in team tra interpreti udenti e sordi», spiega Graziano.

La tecnica del Feeding è stata utilizzata la scorsa settimana, a Milano, nel corso di Milano Civil Week, l’evento organizzato dal Comune di Milano e dal Corriere della Sera, in occasione della partnership tra Pio Istituto dei Sordi ed e-Cute. Sul palco c’erano quattro interpreti: due sordi e due udenti, per la cosiddetta tecnica della co-interpretazione; naturalmente, tutto questo per le persone sorde-segnanti, per tutti gli altri, invece, c’erano anche i sottotitoli. «Capire e farsi capire è la forma più alta di rispetto: a maggior ragione per le persone sorde», ricorda Graziano, la quale si è avvicinata quasi per caso al mondo dei sordi: «Io e la mia famiglia vivevamo a due passi dal principale circolo dei sordi di Milano. Li incontravo al bar, sotto casa, mentre comunicavano facendo segni particolari. A diciassette anni, alle scuole superiori, ho seguito un corso di sensibilizzazione sulla Lis; poi, appena diplomata, ho deciso di frequentare una scuola vera e propria per imparare la Lingua dei segni». Praticamente un mondo visivo, fatto di colori e immagini, disegnati nell’aria. «Il mio lavoro mi lascia la possibilità di descrivere ciò che ho intorno in maniera diversa. Ed è proprio questo ciò che cerchiamo di fare con le aziende con le quali collaboriamo: la volontà di e-Cute è offrire una varietà di servizi sia per i dipendenti sordi sia per i titolari di un’azienda, in modo che la persona sorda possa essere parte attiva nell’impresa nella quale lavora. Oggi, assumere una persona sorda vuol dire sbloccare un talento», conclude l’esperta.