Da ”Buone Notizie” inserto del Corriere della Sera del 12 maggio 2026

di Elisabetta Soglio

Come hanno sottolineato i tanti ospiti delle tre giornate di dibattito e confronto che ci sono tenute a Palazzo Giureconsulti, la fiducia è la sola strada possibile da percorrere insieme.

Il rischio di incagliarsi nella retorica e di essere bollati di “buonismo” esiste. Ma non possiamo rinunciare a ribadire che quella della fiducia è la sola strada possibile. La strada da percorrere insieme, come ci hanno ancora una volta dimostrato le giornate di Milano Civil Week appena concluse. La fiducia in tempi di guerra ribadita da Gerusalemme dal Patriarca Pizzaballa, «anzi proprio in questi tempi e in questi luoghi bisogna averne di più». La fiducia «che non è un generico ottimismo, ma coraggio», come ha ammonito Carlo Cottarelli. La fiducia nei giovani «che devono ribellarsi», li ha spronati Ferruccio de Bortoli. La fiducia «base della democrazia», rilanciata da Gherardo Colombo. La fiducia nelle grandi capacità di inclusione del nostro Paese ricordate dalla ministra Alessandra Locatelli. E la fiducia come stile di vita che si impara nello sport, con l’efficacia di Anna Danesi: «In campo devo fidarmi della palleggiatrice che intuisca il gioco e del libero che difenda. Perché da sola non vinci». Fidarsi per «aprirsi agli altri riconoscendo che abbiamo bisogno di loro», ha aggiunto il cardinale Matteo Maria Zuppi. Gli altri, appunto. Viviamo nell’epoca dell’iperconnessione, ma mai come oggi la fiducia è merce rara: statistiche qua e là ci raccontano che è in calo quella rivolta alle istituzioni, ai giornali, ai partiti, all’intero sistema Paese. Ma le statistiche non raccontano tutto. Non ci dicono che ogni giorno migliaia di persone scelgono di fidarsi e affidarsi e di costruire con gli altri e per gli altri un presente più coeso: abbiamo ascoltato in questi giorni storie di volontari e imprenditori sociali, di insegnanti e presidi, di aziende illuminate, di direttori di carcere, di personaggi dello sport e dello spettacolo che non per buonismo ma per “restituzione” costruiscono progetti di solidarietà.

Abbiamo visto nei laboratori e nel market di Palazzo Giureconsulti di Milano il «saper fare» di associazioni e cooperative di Terzo settore che producono biscotti e vini, borse e ceramiche, cornici e piante aromatiche creando opportunità di lavoro e di inclusione per persone fragili (che poi dovremo anche smetterla di usare questo aggettivo, perché fragili lo siamo tutti e quando ci troviamo in un momento di dolore, malattia, fatica, come ha spiegato benissimo il nostro Marco Imarisio, la zattera che ci salva è la certezza di non essere soli). «Gli uomini hanno fatto milioni di leggi per punire i delitti, ma non ne hanno stabilita pur una per premiare le virtù», scriveva nel 1767 Giacinto Dragonetti ispirandosi al Beccaria e ai trattati di economia civile di Antonio Genovesi. Virtù non come generica aspirazione etica, ma anche nel senso di coraggio. E il coraggio serve perché a toglierci fiducia, nel prossimo, nel Paese, nel futuro, è proprio la paura. La paura del tradimento, come ha spiegato nel suo monologo il poeta Lorenzo Maragoni: forse allora la sfida del nostro tempo è quella di capire quando sia giusto diffidare e quando invece non lo stiamo facendo perché ci arrendiamo alla paura di venire traditi. E per darci coraggio dobbiamo necessariamente ricorrere allo stare insieme valutando razionalmente, non inseguendo buoni sentimenti, i vantaggi che ne derivano: la fiducia diventa acceleratore sociale, fluidifica le relazioni interpersonali, ci insegna a cambiare idea, scusarsi, chiedere aiuto, perdonare (come ci ha ricordato Davide Rondoni citando l’esempio di san Francesco «che dura da 800 anni proprio perché la sua fraternità partiva dal perdono»). E la fiducia induce fiducia innestando un meccanismo che può soltanto portare benefici, anche al sistema Paese, anche all’economia, anche allo sguardo sul futuro. Retorica? Buonismo? Assolutamente no. La squadra in cui mi fido di chi gioca accanto a me, con me, è la squadra che vince e perde insieme, è il coro che incanta una piazza di un sabato pomeriggio milanese. La squadra che gioisce della vittoria e che affronta la sconfitta senza lasciarsi abbattere. Che sia un campo di pallavolo, o la vita di ogni giorno, la società della fiducia in cui vogliamo credere è questa.