Intorno Tirano del 10/01/2023

TIRANO (SO). Il 21 ottobre 1919 nel paesino di Vervio veniva alla luce Felice Carbonera, egli era nato menomato nella parola e nell’udito; aveva avuto la possibilità dal 1832 al 1837 di studiare presso l’Istituto per Sordomuti di Milano, successivamente negli anni 1847/48 era stato educato privatamente alla parola dal maestro Bianchi che lavorava nella citata istituzione.
A sua volta Felice Carbonera era divenuto maestro per sordomuti legando la sua vita e la sua missione a quella del Pio Istituto Sordomuti Poveri di Campagna sempre di Milano. Contemporaneamente aveva studiato pittura, questa sua passione gli aveva permesso di realizzare diverse pale d’altare giudicate pregevoli e numerosi ritratti. Definito dal D’Annunzio “prodigo dell’eroica esperienza umana”, F. Carbonera moriva il 13 febbraio 1881.

FELICE CARBONERA E TIRANO. E’ sicuro che questo grande uomo insegnante e artista nella sua vita aveva avuto dei legami con la Città di Tirano. Lo testimonia il fatto che nella variegata toponomastica tiranese a lui era stata dedicata una via; lasciando il viale Italia e immettendosi in via San Giuseppe, sul lato desto dopo poche centinaia di metri vi è infatti la via Felice Carbonera.
Il Carbonera aveva sposato la tiranese Marta Lucini, dal matrimonio era nata la figlia Albina, quest’ultima a sua volta era giunta in sposa a Bartolomeo Foppoli, detto Bortolo, appartenente alla famiglia dei Foppoli che era divenuta proprietaria dello storico cinquecentesco palazzo tiranese.
Da questa unione tra Albina Carbonera e Bartolomeo Foppoli erano venute alla luce due grandi figure strettamente legate ad alcune vicende della storia tra l’Ottocento ed il Novecento di Tirano. Sto parlando delle sorelle Maddalena e Cosima detta “Cosmina” Foppoli. Ancor oggi nel cimitero di Tirano, nelle vicinanze dell’ingresso sul lato o viale sinistro vi è la tomba delle due sorelle con un piccolo obelisco, alla base di quest’ultimo oltre a ricordare Maddalena e Cosima vi è inciso un ricordo della madre Albina Carbonera.
Non vorrei divagare a lungo sulle vicende di queste due sorelle che tanto avevano fatto in qualità di benefattrici per la Tirano d’inizio Novecento e di cui avevo già parlato in miei precedenti interventi su questo giornale. Ricordo brevemente che sulla sinistra del portale d’ingresso di palazzo Foppoli era stata collocata una lapide a loro dedicata proprio in qualità di benefattrici, con il loro lascito del palazzo avevano infatti contribuito al costante sviluppo e progresso dell’Ufficio Provinciale del Lavoro e dell’Immigrazione di Tirano del quale lo storico cittadino e poi Sindaco Dino “Bernardino” Mazza ne era stato tra i principali promotori, protagonista e per tanti anni Presidente.
Non solo, il nome in particolare di Cosima risulta legato per testamento alle lunghe vicende della Casa di Riposo di Tirano.
Parlando di legami parentali risulta importante evidenziare un’altra analogia di Felice Carbonera con Tirano: lo zio di Felice, Ambrogio, era stato prevosto della parrocchiale e collegiata di San Martino dal 1834 al 1843.

L’ARTE DI FELICE CARBONERA A TIRANO. In campo artistico Felice Carbonera aveva lasciato in quel di Tirano due tracce: sto parlando del ritratto di Carolina Merizzi vedova Scola e del figlio Carlo, in ricordo del quale la madre aveva costituito suo erede l’allora Ospedale di Tirano, oggi patrimonio dell’ASSL.
Ma citando le pale d’altare la maestosa mano pittorica di Felice Carbonera la si riscontra nell’Oratorio dell’Angelo Custode in via Visconti Venosta. In questo tempio il prevosto don Luigi Albonico, che aveva guidato la parrocchia di San Martino per ben 57 anni dal 1864 al 1921, a sue spese aveva deciso di rinnovare l’altare dotandolo di un’ancona lignea dove era stato posto il quadro di Felice Carbonera raffigurante “Un Angelo che conduce per mano i fanciulli”.

di Ivan Bormolini