Marta Frigerio ha 12 anni e gioca calcio da quando ne ha cinque. Fa l’attaccante nel TeamSport, la squadra femminile di Cernusco sul Naviglio, e quest’anno ha già segnato sei gol. Indossa la maglia numero 10, spesso la fascia di capitano e in testa un caschetto morbido come quelli che si usano nel rugby. Serve a proteggere l’impianto cocleare che ha ricevuto quando aveva 11 mesi e che ha permesso a Marta, nata con sordità profonda bilaterale, di sentire bene sin da piccola e sviluppare normalmente il linguaggio.

La passione per il calcio

«Abbiamo scoperto che era sorda grazie allo screening neonatale – spiega la mamma, Michela Labricciosa -. A tre mesi ha cominciato la riabilitazione logopedica che ha proseguito fino ai due anni, quando già parlava bene. Il nostro approccio è stato positivo e le abbiamo sempre permesso di fare tutto. Marta ha imparato presto a occuparsi da sola dell’impianto: quando va al mare sa che deve usare la protezione per l’acqua, ogni sera sa che deve mettere in carica le pile». La passione per il calcio è arrivata quasi subito: «Praticamente ha imparato prima a calciare che a camminare…» prosegue la mamma. «Gioca con il caschetto protettivo, anche quando ci sono 40 gradi, per il resto non ci sono altri accorgimenti da prendere».

L’unico vero ostacolo ha dovuto affrontarlo la scorsa estate, al momento di fare la visita medica sportiva agonistica necessaria per allenarsi e disputare il campionato under 12 della Figc. «Avevo specificato la condizione di Marta nell’anamnesi, come sempre, ma il medico non le ha dato l’idoneità per via della sordità e dell’impianto», racconta ancora Michela. I genitori hanno deciso di fare ricorso alla Commissione Sanità della Regione Lombardia, allegando il parere positivo di uno specialista, e a dicembre Marta è potuta tornare in campo.

Parla la specialista

«L’impianto cocleare è, in pratica, un orecchio bionico. Si compone di due parti: una interna, impiantata nella coclea, e un processore esterno che registra e trasmette i suoni», spiega la dottoressa Eliana Cristofari, a capo del reparto di Audiovestibologia dell’Asst Sette Laghi di Varese. «I primi impianti nei bambini risalgono all’inizio degli anni Novanta. Da quando poi lo screening audiologico neonatale è diventato obbligatorio, è possibile impiantare i piccoli prima dell’anno, permettendo loro di sviluppare le tappe verbali esattamente come gli udenti».

«Nel 2023 sono stati realizzati in Italia 1.555 interventi, ma si parla ancora troppo poco dei progressi della terapia protesica – prosegue la dottoressa -. Di fatto avere l’impianto è un po’ come portare gli occhiali sin da bambini, con la differenza che nei confronti delle persone sorde ci sono ancora molti pregiudizi. È importante sottolineare che con l’impianto cocleare si può fare tutto, compresi gli sport subacquei perché è impermeabile. L’unica raccomandazione, nel caso di sport potenzialmente traumatici come il rugby, il calcio o l’equitazione, è indossare il caschetto protettivo».
La mamma di Marta Frigerio lavora per un’associazione che si occupa di sordità (Aguav) ed è direttore sportivo del TeamSport di Cernusco, la società in cui gioca la figlia. Con la Commissione Sanità lombarda ha avviato un percorso che dovrebbe portare all’approvazione di una norma specifica sulla pratica dello sport delle persone con impianto cocleare.