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Intervista a Raffaella Carchio

Da quanto conosci il Pio Istituto dei Sordi e perché hai deciso di collaborare con la Fondazione?
Conosco il Pio Istituto dei Sordi da quando ho iniziato ad entrare nel mondo della sordità nel lontano 1995. In tutti questi anni, ho sempre apprezzato l’opera del Pio Istituto per la sensibilità dimostrata soprattutto nei confronti delle persone sorde più svantaggiate. Grazie ai contributi erogati all’Associazione di cui sono Presidente, il Centro Ireos, in questi anni abbiamo creato un gruppo di teatro per ragazzi sordi con particolari difficoltà relazionali; abbiamo avviato un progetto di formazione e inserimento lavorativo per persone sorde soprattutto straniere con difficoltà linguistiche importanti; abbiamo offerto corsi di italiano a persone sorde straniere; abbiamo organizzato attività ricreative per rendere i weekend momenti significativi e di aggregazione e organizzato vacanze estive che sono state esperienze indimenticabili di inclusione tra sordi e udenti. Inoltre, il Pio Istituto ha finanziato anche dei piccoli progetti ad personam per situazioni di particolare emergenza; recentemente è stato il caso di un ragazzo sordo con un disagio psichico importante che sta scontando in una comunità una pena detentiva alternativa al carcere.
Quali valori condividi con il Pio Istituto dei Sordi?
Quando vengo contattata da una persona sorda o da qualcuno che se ne sta occupando per me è fondamentale trovare un modo per fornire il supporto che la persona ha bisogno. Non tutte le persone sorde, naturalmente, hanno necessità di essere aiutate. Ma ce ne sono tante, invece, che ne hanno bisogno. Non importa se sia un supporto psicologico, educativo o sociale; io mi sento chiamata a intervenire ed aiutare. E’ questa la mia missione. E così risulta fondamentale essere all’interno di reti con colleghi di professioni diverse, con istituzioni e associazioni di vario tipo perché solo così è possibile andare incontro davvero, soprattutto alle persone che sono maggiormente in difficoltà. Penso che il Pio Istituto dei Sordi abbia lo stesso spirito di aiuto e assistenza soprattutto nei casi più complessi e difficili. In molte occasioni ho ricevuto telefonate in cui mi veniva chiesto di intervenire come mi era possibile in una situazione e a mia volta ho spesso chiesto aiuto per situazioni particolari. Da ambo le parti c’è sempre stata la massima collaborazione e la possibilità, ognuno con le proprie forze, di attivare i contatti possibili e di fare concretamente dei passi. Penso che il Pio Istituto non lasci da sole le persone e questo è un valore enorme soprattutto in tempi in cui l’individualismo sembra la risposta più facile.
Cos’è per te la “disabilità uditiva”?
Sono 30 anni ormai che mi occupo di sordità in tanti ambiti diversi, in situazioni diverse, anche mettendo in campo risorse diverse. La maggior parte della mia vita professionale ruota intorno alla sordità e penso che sarà sempre così. Per me la sordità è un fulcro importante attorno a cui si sviluppa la personalità dell’individuo. Non ho mai pensato che sia una condizione da curare, guarire o superare ma semplicemente un aspetto che modella la personalità della persona. Vedo continuamente come l’ambiente e le persone creino ostacoli e barriere a volte insormontabili per le persone sorde e penso spesso che, se queste barriere cadessero, la vita delle persone sorde sarebbe molto più semplice. Le barriere maggiori sono legate agli stereotipi, alla poca conoscenza della sordità, alla mancanza di informazioni. E’ per questo che penso sia importante continuare a parlare di sordità, per diffondere conoscenze e informazioni corrette. Solo diffondendo una cultura dell’inclusione possiamo abbattere queste barriere con la certezza che ognuno di noi può fare qualcosa perché da un piccolo cambiamento se ne inneschi uno più grande.
Perché una persona o un a azienda dovrebbe sostenere le attività e l’impegno del Pio Istituto dei Sordi?
Perché il Pio Istituto aiuta davvero a realizzare progetti e ad offrire opportunità concrete alle persone sorde. Da quando partecipo alle assemblee con Benemerita della Fondazione mi rendo conto ogni volta della scrupolosa attenzione che viene posta alla gestione economica del patrimonio della Fondazione che viene amministrata prudenza e perizia perchè rappresenta il futuro per tante persone sorde e per tanti progetti a loro rivolti.