Gioia, speranza, lacrime, sorrisi. C’era tutta la gamma delle buone, intense e profonde emozioni, oggi, nella grande sala convegni del Centro congressi “Augustinianum” di #Roma gremita, fino ad essere riempita totalmente, di molte persone con disabilità accompagnate dai loro caregiver — termine inglese ormai entrato a pieno titolo nella lingua italiana che identifica chi si occupa con amore incondizionato delle persone non autosufficienti — e dai responsabili di numerose associazioni di cura, #assistenza e sostegno. Tutti insieme per dare vita al convegno nazionale dal titolo “Noi: pellegrini di speranza” promosso dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) che ha ufficialmente aperto il #Giubileo delle persone con #disabilità che si concluderà il prossimo 30 aprile.

BeBe Vio ed Oney Tapia: testimoni del cuore

La forza delle testimonianze degli atleti paralimpici BeBe Vio ed Oney Tapia ha trasmesso alla platea la carica vitale per affrontare ogni difficile condizione con rinnovato slancio e senza paura sapendo che, in fondo, l’essere disabili non è una diminutio ma una ricchezza per tutta la società.

L’eredità di Papa Francesco

In precedenza, aprendo i lavori del convegno, suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale con disabilità della Cei, aveva ricordato come questo Giubileo raccoglie «l’eredità di Papa Francesco proprio in merito alla dimensione dell’incontro. È bello vedere qui uomini e donne di ogni lingua e nazione che si ritrovano insieme per rendere grazie al Signore. In questi anni abbiamo lavorato tanto sulla cultura dell’appartenenza: guardare la persona con disabilità oltre i loro limiti»